PERCHÉ TRUMP HA FALLITO TUTTO

di Pasquale Di Matteo

Donald Trump ha annunciato una proroga a tempo indeterminato del cessate il fuoco con l’Iran, un differimento burocratico per mascherare il fatto che non sa più cos’altro fare. Col dubbio che non l’abbia mai saputo, in realtà.

Nello stesso momento, il generale Maurizio Boni, analista di lungo corso, dichiara senza giri di parole: “Dal punto di vista militare, la strategia americana è un obiettivo irrealizzabile”.

Il quadro si complica ulteriormente con l’analisi di Dario Fabbri, che spiega come il “cessate il fuoco” non sia stato concesso per magnanimità, ma per necessità. Gli Stati Uniti hanno capito di aver perso, almeno per ora, la partita militare.

La Casa Bianca, costretta all’angolo, ha trasformato questa ritirata in una narrazione di trionfo elettorale, una “rampa d’uscita” per evitare il collasso.

LA REALTÀ DIETRO IL SONDAGGIO E LA TATTICA DEL RINVIO

Mentre la diplomazia si incaglia tra le sabbie del Pakistan, dove i colloqui si trascinano senza una direzione chiara, i numeri di Reuters/Ipsos arrivano sul tavolo di Washington come un freddo contrappunto.

Il sostegno a Trump, dicono i fatti di campo, è più alto di quanto le statistiche ufficiali osino ammettere.

Eric J. Lyman nota come gli americani abbiano imparato a mentire ai sondaggisti e come l’America sia un problema per il mondo ben oltre la follia di Trump.

Eppure, questo non trasforma la strategia iraniana in un successo.

La proroga dell’ultimatum di Trump è un’operazione mediatica. Il Presidente ha minacciato bombardamenti e distruzione totale, ma poi ha dovuto fare marcia indietro perché non aveva le risorse per un’azione militare di successo in un territorio vasto e difeso come l’Iran.

“Le guerre non si vincono in base a quanti carri armati distruggi”, osserva Fabbri, smontando la logica che vede il conflitto come un videogioco. Si vincono entrando negli obiettivi geopolitici. E su questo terreno, l’Iran sta giocando una partita di logoramento che sta costando caro, anche agli USA.

IL PARADOSSO DELLE RISORSE ESAURITE

L’errore di calcolo è stato credere che l’Iran fosse sull’orlo di un crac economico tale da indurlo a una resa incondizionata. Le navi continuano a transitare per lo stretto di Hormuz, pagando dazi a chi ne detiene il controllo effettivo, cioè all’Iran, mentre le compagnie aeree americane come United Airlines rivedono i bilanci a causa dei costi del carburante che l’instabilità ha fatto lievitare.

Fabbri aggiunge che i mercati non si fidano più dei proclami: nonostante le minacce di Trump, il prezzo del greggio non ha subito la scossa attesa, segno che il mondo ha già compreso l’impossibilità di una guerra totale.

Gli attori regionali come la Turchia e l’Arabia Saudita osservano con cautela, cercando di non farsi trascinare nel vortice, mentre i Pasdaran consolidano il loro potere interno, forti della tenuta militare dimostrata.

I SEGNALI DI UNA CRISI NERVOSA

L’amministrazione Trump appare logorata.

La partenza del Segretario del Lavoro Lori Chavez-DeRemer è solo l’ultimo capitolo di una gestione fatta di strappi. L’amministrazione Trump non è una macchina governativa che marcia verso un obiettivo, ma una guidata da una serie di azioni prive di senso, dettate dagli umori del presidente.

La politica interna, con la sua crisi nervosa, influenza direttamente la politica estera. La narrazione della “guerra semplice” contro l’Iran, quel mito di poter rovesciare il regime con un colpo di mano, magari con l’aiuto di una popolazione che, secondo i piani originali, avrebbe dovuto insorgere, si è infranta contro la realtà.

Come sottolinea Fabbri, i cittadini iraniani si distinguono tra i persiani, l’etnia dominante, e le altre minoranze.

Credere che tutti siano pronti a insorgere contro il regime è una semplificazione dettata da una visione occidentale che confonde i desideri con la realtà geopolitica. L’Iran è un impero, non una startup.

CHI VINCERÀ QUESTA PARTITA DI LOGORAMENTO?

Trump sta cercando la risoluzione, o ha solo bisogno di un successo formale da sventolare a novembre per evitare il disastro elettorale?

Il negoziato in Pakistan serve a cristallizzare una situazione che nessuno sa come sbloccare. Gli iraniani aspettano che il tempo giochi a loro favore, logorando la pazienza dell’elettorato americano e degli europei; gli americani scommettono sulla fame per piegare un regime che ha già dimostrato di poter vivere di poco.

Nonostante la retorica bellicista, nessuna delle parti è in grado di sostenere il peso di un conflitto aperto.

Trump, intrappolato tra le promesse di “distruzione totale” e la necessità di una stabilità che non sa garantire, continua a rilanciare, ma il gioco è stato scoperto.

Trump non ha più carte in mano e l’Iran ha tutto il tempo per aspettare che un uomo definito idiota persino dalla sua stessa madre accetti l’evidenza della sconfitta.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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