BERLINO SI RIARMA, ROMA AFFONDA E KIEV INCASSA. IL CONTO LO PAGANO GLI ITALIANI

di Pasquale Di Matteo

Il 22 aprile 2026, la Germania ha ufficialmente smesso di chiedere scusa per il suo passato.

Boris Pistorius, ministro della Difesa tedesco, ha presentato a Berlino la prima strategia militare nazionale della storia repubblicana, un piano decennale per trasformare la Bundeswehr nell’esercito convenzionale più potente d’Europa.

460.000 effettivi tra soldati attivi e riservisti entro il 2039.

E per la Germania, non ci sono dubbi, il nemico ha un nome e un cognome: la Russia, definita “la maggiore minaccia immediata”.

Berlino rompe il tabù del riarmo, intanto, a Roma, Giancarlo Giorgetti presenta i numeri del Documento di Economia e Finanza con la faccia di chi deve annunciare un funerale a un banchetto di nozze.

L’EUROPA NELLA GABBIA E IL REALISMO DI GIORGETTI

Mentre la Germania pianifica la proiezione di potenza, l’Italia di Giorgia Meloni fa i conti con la realtà della matematica elementare, che non ammette propaganda.

Il Pil italiano è inchiodato a un anemico +0,6%, una stima che lo stesso Ministero dell’Economia ha dovuto rivedere al ribasso rispetto al precedente +0,7%, e che pure appare ottimistica se confrontata con lo +0,5% previsto da Bankitalia.

Il rapporto deficit/Pil per il 2025 è previsto al 3,1%, perciò siamo fuori dai parametri europei, pronti per una procedura d’infrazione che ridurrà i margini di manovra del governo a zero.

Giorgetti è stato chiaro: la “gabbia” delle regole europee ci blocca mani e piedi. L’Europa interviene sempre quando i feriti sono già a terra e l’aspirina non basta più. Ci viene chiesto di finanziare la postura marziale di Bruxelles e il riarmo accelerato mentre la nostra economia rischia la recessione tecnica. Buttiamo via soldi in armi e non ci sono per i servizi ai cittadini.

Il bello è che, se la crisi nello Stretto di Hormuz non si sblocca entro dicembre, il costo dell’energia trascinerà l’inflazione oltre i livelli di guardia, rendendo il DEF carta straccia prima ancora di essere discusso in Parlamento.

Da una parte c’è il marketing politico di Palazzo Chigi che vende ottimismo; dall’altra c’è il realismo brutale di Giorgetti e Crosetto, gli unici che sembrano guardare i dati senza filtri ideologici.

E i dati dicono che l’Italia è un paziente che paga le medicine per gli altri mentre la sua assicurazione sanitaria è scaduta da un pezzo, ma non ci sono soldi per rinnovarla.

IL GIALLO DEL DRUZHBA E IL RICATTO DI KIEV

Nelle stesse ore in cui Pistorius parlava di minaccia russa, dai confini orientali arrivava la conferma di una gestione della guerra che somiglia sempre più a un gioco d’azzardo sulla pelle dei contribuenti europei.

Il caso dell’oleodotto Druzhba è emblematico. Per settimane, il governo di Kiev aveva dichiarato l’infrastruttura “irrimediabilmente danneggiata” dai bombardamenti russi, avvertendo Ungheria e Slovacchia che i rifornimenti di petrolio sarebbero rimasti bloccati per mesi. Viktor Orbán aveva protestato, Kiev aveva scrollato le spalle.

Poi, l’imprevisto. Appena terminate le elezioni ungheresi, l’oleodotto è stato riparato in meno di ventiquattro ore.

I documenti tecnici e le segnalazioni delle agenzie internazionali rivelano una realtà sgradevole: il danno era minimo, ma Kiev lo ha utilizzato come arma di ricatto politico per mettere in ginocchio l’approvvigionamento energetico di Budapest.

Non era un problema tecnico, ma una scelta politica. L’Ucraina, che sopravvive solo grazie ai miliardi che l’Unione Europea preleva dalle tasche dei cittadini italiani, tedeschi e francesi, usa le proprie infrastrutture per punire i membri dell’UE che non si allineano pedissequamente ai suoi ordini.

Nel frattempo, mentre migliaia di ucraini vengono mandati a morire al fronte, la cronaca registra l’acquisto di una villa sul Lago di Como da 8,4 milioni di euro da parte di Kateryna Filatova, figlia del sindaco di Dnipro.

I dati anagrafici corrispondono, la residenza anche, ed è l’immagine di qeusta guerra: un investimento a fondo perduto per l’Europa, un’opportunità di rendita per burocrati e non.

Ora, il sindaco ucraino potrà essere ricco di suo, non è questo il punto. Il punto è che a chi comanda davvero in Ucraina, importa un gran poco del popolo mandato a morire, finché noi paghiamo come i fessi del quartiere.

LA PROPAGANDA DELLA SCONFITTA E LA TRAPPOLA NUCLEARE

La narrazione occidentale sul fronte militare non è meno surreale.

Il capo di Stato Maggiore russo, Gerasimov, dichiara di aver conquistato 1.700 chilometri quadrati e 80 centri abitati dall’inizio dell’anno.

L’Institute for the Study of War (ISW), il think tank americano che detta la linea ai media europei, risponde che “Non è vero, i russi hanno preso solo 380 chilometri quadrati e 13 centri abitati”.

Ponendo per vere le parole dell’istituto americano, resta il fatto che stiamo perdendo inesorabilmente la guerra e bisogna fermarsi un istante e rileggere: la vittoria comunicativa dell’Occidente oggi consiste nel dire che stiamo perdendo meno territorio di quanto il nemico dichiari di aver preso.

Non si parla più di riconquista, non si parla di vittoria, ma di una ritirata più lenta del previsto.

È questo il successo che giustifica l’invio continuo di armi?

La politica del “niente negoziati” ha prodotto un’Ucraina distrutta, dipendente al 100% dai fondi UE per pagare stipendi e pensioni.

Senza i soldi di Bruxelles, Kiev non sta in piedi, eppure, il ministro degli Esteri ucraino insiste: adesione piena all’UE, subito, senza sconti.

Vogliono l’accesso illimitato ai fondi strutturali per compensare il disimpegno americano.

L’Europa è entrata in una fase di co-belligeranza di fatto. Produrre armi in Italia destinate a colpire il territorio russo non è più “supporto”, ma significa partecipazione al conflitto, secondo il Diritto internazionale.

La Russia ha aggiornato la sua dottrina nucleare: l’uso dell’atomica non è più un’ipotesi accademica da film di serie B, ma una possibilità strategica prevista dai manuali del Cremlino in caso di attacco diretto al proprio territorio con armi fornite dalla NATO.

In pratica, il governo italiano ci ha già esposti a possibili attacchi, anche atomici.

IL FANTASMA DEL RIARMO TEDESCO E LA “FLOTTA DEI VOLENTEROSI”

La decisione di Berlino di riarmarsi assume un sapore sinistro. Un cancelliere tedesco che annuncia la costruzione del più grande esercito d’Europa risveglia memorie collettive che in Russia non sono mai svanite.

È benzina sul fuoco che avvalora la paranoia securitaria di Mosca.

La Germania, spinta dalla necessità di affrancarsi dalla protezione americana, sta diventando il perno di una difesa europea che però non ha una politica estera comune, ma solo una lista di nemici.

A corollario di questa strategia della tensione, ci sono le missioni nel Golfo Persico.

La chiamano la “Flotta dei Volenterosi”, quelle navi mandate nel cortile di casa dell’Iran per proteggere rotte commerciali che la nostra stessa diplomazia non è più in grado di garantire.

Purtroppo, in Europa sembrano esserci solo leader incapaci di gestire un oratorio, incompetenti e pericolosi, le cui scelte politiche e gli effetti ottenuti denotano una stupidità che non si era mai vista negli ultimi ottant’anni.

Macron e i vertici di Berlino giocano alla guerra per ottenere una foto opportunità con Zelensky, mentre le loro aziende sono in affanno per le sanzioni che, invece di abbattere l’economia russa, hanno svuotato i magazzini energetici europei.

La realtà è che l’Unione Europea ha smesso di essere un progetto di pace per diventare un’agenzia di finanziamento bellico ai danni degli europei.

Le sanzioni hanno disarticolato le economie di Roma e Berlino, non quella di Mosca, che ha semplicemente cambiato clienti, dirottando gas e petrolio verso l’India e la Cina. E, con il disastro commesso da Israele e America a Hormuz, mosca guadagna trilioni di dollari in più ogni settimana.

Noi, invece, siamo rimasti con il Pil allo 0,6% e l’obbligo di comprare armi americane o tedesche.

L’INCOGNITA FINALE PER GLI ITALIANI

Il cittadino italiano che oggi paga le tasse si trova di fronte a un bilancio fallimentare.

I suoi soldi finanziano un conflitto che la stessa intelligence occidentale definisce “di logoramento”, senza sbocchi. Finanziano un’Ucraina che usa il ricatto energetico contro i propri alleati, e il riarmo di una Germania che torna a essere il gendarme del continente.

E chi ha studiato la Storia sa cosa significa.

Giorgetti dice la verità sui numeri, Meloni vende speranza e propaganda, ma nessuno dei due risponde alla domanda che interessa di più gli italiani: se l’obiettivo è la guerra diretta con la Russia, perché non lo si dice chiaramente al popolo? Se produrre componenti militari per Kiev ci rende obiettivi legittimi per i missili russi, qual è il piano di difesa civile?

Ce n’è uno anche contro i missili ipersonici caricati con testate nucleari?

Non ci sono risposte, se non i numeri che condannano gli italiani.

Un oleodotto riparte magicamente dopo un voto favorevole a chi spinge per la guerra e un ministro dell’Economia che ammette di non avere più chiavi per aprire la gabbia.

Quanto tempo pensano che il contribuente italiano possa ancora reggere il peso di questa “postura marziale” prima che la matematica, quella vera, presenti il conto definitivo al suo portafogli?

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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