L’ALITO GHIACCIATO DEL POTERE. PAM BONDI E IL VANGELO NERO DEI FILE EPSTEIN

Quella in cui si è riunita la Commissione Giustizia è sembrata più una cripta che un’aula, dove al centro, seduta come una regina su un trono, c’era Pam Bondi, Procuratrice Generale degli Stati Uniti d’America.

Era venuta a parlare di Jeffrey Epstein. Ma i morti non parlano. I morti urlano attraverso coloro che sono rimasti, e le urla quel giorno sono state assordanti.

Bondi non era lì per placare i fantasmi, ma per seppellirli di nuovo, sotto una valanga di parole preparate e con un atteggiamento di chi attacca perché non ha più difese né nulla da perdere.

I deputati democratici sono partiti all’attacco, con la ferocia di chi ha visto l’orrore e non può più distogliere lo sguardo. Le loro domande sono state schegge di vetro con cui hanno accusato Bondi di aver preso i file di Epstein, quel catalogo di abusi e perversioni, e di averlo trasformato in un’arma di protezione per il potere.

Un insabbiamento. Una cinica operazione di cosmesi sulla dignità calpestata delle vittime.

Nomi di potenti cancellati con un tratto di penna nero, come peccati che non devono essere portati alla ribalta. E, in un contrappasso diabolico, i dati sensibili delle ragazze, le loro vite private, gettati in piazza con la noncuranza di chi getta via immondizia.

C’erano anche le vittime, alcune di quelle donne i cui nomi sono “inspiegabilmente” trapelati.

Pam Bondi è rimasta imperturbabile, seguendo il copione di chi l’aveva preparata. Non ha mai degnato di uno sguardo le vittime del sistema pedofilo, e non solo, di Epstein, né si è scusata.

Per ogni accusa, ha risposto con “teatro”.

Le sue labbra si sono mosse, ma le parole sembravano provenire da un luogo più profondo e oscuro. Forse, dagli appunti su quel raccoglitore bianco da cui non si è separata mai, come uno scudo.

Lo ha aperto con gesti lenti, rituali, e da quelle pagine ha estratto attacchi personali, informazioni mirate, armi per demolire chiunque osasse metterla all’angolo.

In quattro ore di audizione, infatti, Bondi si è mostrata aggressiva e ha eluso tutte le domande, non entrando mai nel merito, ma rispondendo quasi a vanvera e mai sul tema delle domande, se non superficialmente.

E, quando l’avvocato Jamie Raskin, deputato democratico, l’ha accusata di fare ostruzionismo, Bondi lo ha aggredito: “Tu non mi dici cosa devo fare, avvocato bollito e perdente. Non sei nemmeno un avvocato”.

Quando è stata incalzata da altri deputati, che le hanno fatto notare come abbia protetto i potenti, la Procuratrice è andata in escandescenza, perdendo la pazienza, sbraitando: “questo non è un circo”.

Una condotta, quella della beniamina di Trump, che è figlia della tensione e dell’imbarazzo di una donna in difficoltà e senza argomentazioni convincenti.

Ma la nemesi ha un senso dell’umorismo crudele, quindi non stupisce che la rivolta non sia giunta dai suoi nemici, ma dai suoi amici.

Infatti, il mondo MAGA, l’universo di fedelissimi per cui lei stava combattendo, l’ha ripudiata, perché la sua performance non è stata quella di un’eroina, ma quella di una dilettante allo sbaraglio.

Debole, goffa, fuori controllo. Un pericolo per la loro stessa causa. Così, coloro che avrebbero dovuto difenderla hanno chiesto la sua testa. Abbandonata da tutti, Pam Bondi è diventata un fantasma.

Donald Trump ha provato a sminuire le critiche, suggerendo che fossero mosse da “pazzi della sinistra radicale”, poi ha confermato la fiducia a Bondi per il suo lavoro, che ha definito “fantastico”.

Ma il mondo Maga sembra pensarla diversamente. Persino un repubblicano moderato, come Thomas Massie, si è espresso con sdegno: “Non ha risposto a nulla. È venuta qui pronta a parlare del Dow Jones e del Nasdaq, il che mi sembra un po’ folle”

Anche la nipote del presidente, Mary Trump, ha attaccato Bondi: “Bondi non sarà cacciata. Sta facendo esattamente ciò per cui il suo capo l’ha assunta”.

Eppure, il vero mostro non ha il suo volto. Pam Bondi è solo l’officiante di un rito più antico.

Il vero mostro è un sistema che ha un appetito insaziabile per i corpi dei deboli, un meccanismo capitalistico e patriarcale che ha imparato a prezzare ogni cosa, persino la disperazione, trasformando lo sfruttamento sessuale in un lubrificante per gli ingranaggi del potere.

Ma attenzione, perché Epstein non era un lupo solitario, bensì il gestore di un macabro mercato dove le élite compravano e vendevano corpi come bambole e pezzi di anima. I file che Pam Bondi ha cercato di addomesticare non sono un semplice resoconto criminale, ma il libro mastro di questa economia dell’orrore.

Quando le luci nell’aula si sono spente, è rimasto il silenzio che resta dopo che la tragedia si è compiuta e tutti hanno perso. La giustizia è rimasta una parola vuota, le istituzioni ricoperte di un guscio fragile.

E nell’aria aleggia ancora un odore dolciastro di segreti.

Quelli che non moriranno mai.

Quelli che proteggono uomini e donne importanti, che decidono i destini del mondo, ma che sono più mostri di quei mostri che i bambini temono di notte.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo, Analista di Geopolitica | Critico d'arte internazionale | Vicedirettore di Tamago-Zine

Professionista multidisciplinare con background in critica d’arte, e comunicazione interculturale, geopolitica e relazioni internazionali, organizzazione e gestione di team multiculturali. Giornalista freelance, scrittore, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

Rispondi