DALL’UCRAINA AL MINNESOTA: CRONACA DI UN ORDINE MONDIALE IN FRANTUMI

L’ordine mondiale sta dimostrando tutta la sua precarietà nelle crepe che si irradiano dalle trincee innevate dell’Ucraina e raggiungono, con una rapidità spaventosa, le strade ghiacciate del Minnesota.

Ciò a cui assistiamo da settimane, non è una serie di crisi isolate e lontane da noi, ma il sintomo di un malessere, un cortocircuito di legittimità che sta erodendo le fondamenta delle potenze mondiali e sta svilendo il concetto di democrazia; dall’autocrazia russa alla democrazia americana, ormai, non esiste differenza.

MINNEAPOLIS E IL VERO VOLTO DELL’AMERICA

Se a est si consuma un dramma, a ovest la crisi è sempre più profonda.

A Minneapolis, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS) e la sua agenzia più aggressiva, l’ICE, non stanno combattendo clandestini illegali, ma stanno rivolgendo la loro forza contro i cittadini americani.

Dopo Renee Good, una madre di tre figli, è toccato ad Alex Pretti, un infermiere di 37 anni, essere ammazzato con la sola colpa di essersi messo a riprendere le azioni violente di quelli che da più parti cominciano a chiamare i miliziani di Trump.

La narrativa iniziale dell’amministrazione Trump parlava di terrorismo interno, di un uomo armato e pericoloso, che aveva opposto una resistenza all’arresto.

Poi, è emersa la cruda, inconfutabile verità dei video virali che dimostrano come Pretti portasse effettivamente con sé un’arma, ma al sicuro nella fondina e legalmente detenuta, mentre in mano aveva solo un cellulare, quando gli agenti federali lo hanno prima gettato a terra, immobilizzandolo, poi gli hanno sparato diversi colpi al petto per ucciderlo.

Un’esecuzione a sangue freddo, senza alcun motivo per uccidere. Un omicidio.

Ormai, tra gli americani serpeggia la paura che il potere federale, scatenato con la retorica dell’immigrazione, sia una minaccia per chiunque, anche per un cittadino che esercita un diritto costituzionale. È la dissoluzione della fiducia, il collasso del patto tra Stato e cittadino.

QUANDO LA PROPAGANDA SI SCONTRA CON LA REALTÀ

Il contraccolpo è stato immediato e devastante per Donald Trump.

Dopo l’omicidio di Pretti, i sondaggi registrano un crollo verticale del consenso sulla sua politica migratoria, che, da punto di forza della sua campagna elettorale, si sta trasformando in un tallone d’Achille.

Oltre il 53% degli americani ora boccia la sua linea dura. Il 58% ritiene che l’ICE si sia spinta “troppo oltre”, perciò sono molti anche i repubblicani contrari alle politiche dell’amministrazione che pure hanno eletto.

Questo malessere non è più confinato all’attivismo di sinistra, quindi, ma sta infettando l’elettorato moderato e, cosa ancora più significativa, sta provocando un cortocircuito ideologico nella base conservatrice.

Repubblicani di spicco, e persino la National Rifle Association (NRA), si sono trovati di fronte a un paradosso insostenibile: come difendere il Secondo Emendamento, il sacro diritto di portare armi per difendersi, quando un’agenzia governativa, che dovrebbe tutelare i cittadini, uccide un cittadino che non rappresenta una minaccia?

Il ritiro dalla campagna elettorale del repubblicano Chris Madel è un sintomo di questa profonda crepa e anche uno schiaffo violentissimo a Trump.

Le crescenti richieste di impeachment per la Segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem, sostenute da oltre 115 deputati democratici, dimostrano che la crisi ha raggiunto i vertici istituzionali.

La Casa Bianca, sentendo la pressione arrivare alle porte dello Studio Ovale, ha iniziato una goffa marcia indietro, ritrattando le accuse di terrorismo e promettendo indagini.

IL PREZZO DEL CAOS

Mentre il Senato si prepara a bloccare i finanziamenti all’ICE, minacciando un nuovo shutdown, Donald Trump è intrappolato nella sua stessa retorica, perché, da un lato, elogia il “lavoro fenomenale” dell’agenzia, ma dall’altro, ne annuncia il parziale ritiro da Minneapolis, un’ammissione implicita che qualcosa è andato terribilmente storto.

Quello che sta accadendo non è solo un problema americano e sarebbe ingenuo credere che sia colpa di Trump. In primo luogo, perché l’ICE uccide fin dalla sua istituzione e l’uomo che dovrebbe subentrare a Bovino è stato premiato anche da Obama. In second’analisi perché la contrazione delle democrazie è una pandemia sempre più asfissiante nell’intero Occidente.

In Europa, per esempio, chi dissente non viene ucciso per strada, ma i suoi conti vengono bloccati dalla sera alla mattina senza processo.

È il paradigma di un’era in cui le istituzioni, spinte da una politica polarizzante, perdono il contatto con la realtà e con i principi su cui si fondano.

L’uccisione di Alex Pretti non è solo una tragedia umana, ma è il suono di un’altra crepa che si apre nel tessuto di una democrazia e ci ricorda, brutalmente, che nessun ordine, per quanto consolidato, è immune dal rischio di frantumarsi sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. È un monito per tutte le democrazie. Anche le più solide.

Le esecuzioni per le strade americane, così come le chiusure dei conti di chi dissente in Europa, unitamente alla censura sui social network di chi non sposa il potere consolidato (come accaduto recentemente a Barbero), sono fatti incontrovertibili che dimostrano come l’era delle democrazie sia morta.

Al suo posto, ci sono degli imperi nascenti e altri morenti.

Dissentire oggi, nel 2026, può costare la dignità di non essere in grado di acquistare neppure dell’acqua, se abiti in Europa, perché ti chiudono i conti senza avvisarti, senza nemmeno un processo. Può costarti la vita, se risiedi negli Stati Uniti, perché ti ammazzano per strada.

Un tempo ci dicevano che eravamo fortunati, perché queste cose da noi non accadevano. Erano normalità in Russia, in Cina, in Corea del Nord.

Beh, come dimostrano i fatti, siamo diventati come quelle dittature contro cui puntavamo il dito.

E il problema non sono Putin, Trump, destra, sinistra o altre analisi da bar, ma sono il potere e gli interessi economici sul pianeta.

Ma questa è un’altra storia e ne tratteremo prossimamente.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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