DAL 1° GENNAIO 2026 MILIONI DI UOMINI TRA I 17 E I 45 ANNI DEVONO CHIEDERE IL PERMESSO ALL’ESERCITO PER LASCIARE IL PAESE
Per milioni di tedeschi maschi, la libertà di movimento, garantita dall’articolo 11 della Legge Fondamentale, la loro Costituzione, di fatto è sospesa.
Non da un golpe né da uno stato d’emergenza, ma da un comma, il paragrafo 2 del Wehrpflichtgesetz, la legge sulla leva, modificato nel silenzio quasi generale.
Ogni maschio tedesco tra i 17 e i 45 anni che intenda lasciare la Germania per più di tre mesi deve chiedere un’autorizzazione formale all’esercito.
Il Karrierecenter della Bundeswehr, l’ufficio di reclutamento, è diventato il nuovo guardiano della frontiera, come ai tempi della DDR o, ancora più indietro, del tizio con i baffetti e i capelli laccati che voleva fare il pittore, invece, devastò l’Europa.
LA VERSIONE UFFICIALE PARLA DI FORMALITÀ
Messa alle strette da Ippen.Media, la portavoce del Ministero della Difesa di Berlino ha dichiarato, tradotto dal burocratese orwelliano: «ci serve un registro militare “affidabile e significativo” per il “caso di necessità».
Una formalità, insomma, un dettaglio statistico. Il ministero, con la stessa faccia di bronzo, aggiunge che sta lavorando per “evitare burocrazia superflua” e che le autorizzazioni, in tempo di pace, saranno “generalmente concesse”.
Generalmente.
Questa è la parola chiave che racchiude tutto, il non detto che pende come una ghigliottina sulla testa di uno studente che progetta un Erasmus, di un ingegnere che trova lavoro a Zurigo, di un ragazzo che volesse farsi un anno in Australia, di una famiglia che voglia abbandonare la Germania del riarmo, dell’uomo di BlackRock, Merz, messo a capo del governo tedesco.
Ma cosa succede se il permesso non viene richiesto? Se uno se ne frega e parte?
Silenzio. Il Ministero della Difesa non si è espresso e non ha rilasciato dichiarazioni in merito, un silenzio che pesa più di qualunque minaccia esplicita.
LA REALTÀ: COSCRIZIONE OMBRA
Una ricostruzione inquietante della realtà arriva da testate come InsideOver e rimbalza sui blog specializzati in Difesa, come Augen geradeaus! del giornalista Thomas Wiegold.
L’impossibilità di lasciare la Germania senza il permesso dell’esercito non è semplice burocrazia, ma una “coscrizione ombra”. È la creazione dell’infrastruttura legale e amministrativa per bloccare nel Paese l’intera popolazione maschile abile al combattimento con un semplice clic.
Per evitare ciò che è accaduto in Ucraina, dove un terzo della popolazione maschile ha abbandonato la nazione e ora Zelensky ipotizza di arruolare le donne perché gli uomini sono fuggiti, morti o mutilati.
La Germania, che ha sospeso la leva obbligatoria nel 2011, mantiene un esercito di professionisti volontari, eppure, impone un obbligo che sa di caserma a milioni di civili che con l’esercito non vogliono averci nulla a che fare.
Il governo del Cancelliere Merz punta a un esercito di 270.000 soldati entro il 2035, ma i numeri attuali sono fermi a 184.000. Se la matematica non è un’opinione, mancano uomini e, se gli uomini non arrivano con le buone, lo Stato si assicura di non farseli scappare.
È una logica da pre-conflitto, in perfetto stile primi anni del ventesimo secolo.
Si applica una misura da stato di guerra, con il controllo degli espatri, mascherandola da procedura amministrativa in tempo di pace, usando la tecnica della Finestra di Overton, comunemente nota ai più come tecnica della rana bollita.
LA RABBIA: “PRIGIONIERI NEL LORO PAESE”
Mentre i ministeri parlano di “aggiornamenti” delle liste, l’opinione pubblica tedesca ha esploso la rabbia sui forum online e sui social media.
C’è chi la chiama “follia autoritaria”, come la leader politica Sahra Wagenknecht, chi urla al ritorno della Guerra Fredda e c’è chi, con meno giri di parole, descrive la realtà, parlando di giovani uomini trasformati in “prigionieri potenziali della Bundeswehr”, costretti a “implorare un permesso” per vivere una vita normale, lontana dalla follia guerrafondaia di leader svenduti alle lobby delle armi.
La narrazione governativa della “formalità” crolla di fronte alla vita reale, a quella di un ragazzo di 25 anni che deve presentarsi a un “Einberufungsamt”, un ufficio di reclutamento, per spiegare a un burocrate in divisa perché il suo master a Copenaghen è più importante del “caso di necessità” creato a tavolino.
Magari inventando che la Russia è un pericolo perché viola il Diritto internazionale, mentre per Israele e Stati Uniti d’America, che stanno polverizzando ogni norma di quel diritto e ogni Convenzione di Ginevra, non si applica neppure un misero pacchetto di sanzioni.
Umiliante, quanto terrificante.
Perché tutti sanno che il “caso di necessità”, con la Russia spinta a riarmarsi per l’avanzamento della NATO ai suoi confini, non è più un’ipotesi, ma un’opzione nata al Washington già ai tempi del Nuovo Secolo Americano, e finita sul tavolo della cancelleria tedesca già dai tempi del predecessore dell’attuale Cancelliere, opzione a cui manca solo un decreto attuativo.
E le donne? Escluse, per ora.
La Legge Fondamentale tedesca prevede la leva solo per gli uomini, così, mentre si discute di parità di genere, il patriarcato militare riemerge intatto, lasciando gli uomini come unico bacino a cui attingere, agnelli al macello e carne da cannone, secondo i critici più feroci.
Vite sacrificabili, secondo la logica di chi fa soldi a palate grazie alle armi consumate nelle guerre.
UN CONTAGIO DELLA GUERRA EUROPEO
Ma attenzione, perché Berlino non è un’isola lontana; la mossa tedesca è solo il sintomo più acuto di una febbre che sta contagiando tutta l’Europa.
Infatti, in Francia, Emmanuel Macron ha già reintrodotto una sorta di mini-servizio nazionale e il dibattito su una leva vera e propria non si è mai spento. In Polonia, che scambia missili e droni ucraini per russi un giorno sì e l’altro pure, le campagne di reclutamento sono martellanti e si discute apertamente di obbligatorietà.
Persino in Italia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ammesso che i 60.000 soldati pienamente operativi non bastano più, aprendo alla creazione di una riserva di volontari e riaccendendo un dibattito che sembrava sepolto durante il mondo pacifista ucciso dalla pandemia Covid, su cui i dubbi sono sempre più oscuri.
Il modello è chiaro: di fronte a una minaccia esterna, lo Stato riscopre il suo volto più duro, così, prima si crea il registro a cui attingere le vittime sacrificabili da inviare a morire al fronte, poi si limita loro ogni possibilità di fuga.
Il passo successivo è la chiamata alle armi e il conteggio delle bare.
Il governo tedesco giura che non accadrà, che il principio di volontarietà resta, ma la sua stessa legge dice altro.
Dice che lo Stato, oggi, si arroga il diritto di decidere se un suo cittadino può andarsene oppure lasciare la richiesta in un cassetto degli uffici della Difesa, in attesa di un timbro.
È lo Stato che decide se un uomo tedesco può lasciare la Germania o essere rinchiuso dietro le sbarre di una prigione, in attesa di essere spedito al primo fronte creato a tavolino.
Allora la domanda non è se lo Stato chiamerà, ma quando, visto che ha già chiuso, di fatto, i confini in uscita.
E quanto tempo passerà prima che anche in Italia i cittadini maschi tra i 17 e i 45 anni dovranno chiedere il permesso a polizia e carabinieri per un Erasmus, un lavoro all’estero o per andare a vivere dove gli pare?
E dove sono i paladini della parità di genere, di fronte a questo colpo di coda del patriarcato?
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