Teheran scrive all’Organizzazione Mondiale della Sanità e alla Croce Rossa Internazionale, mentre le macerie dell’Istituto Pasteur fumano ancora.
Il presidente degli Stati Uniti aveva promesso di bombardare l’Iran fino a riportarlo all’età della pietra e le ultime settantadue ore dimostrano che l’intenzione è letterale.
Peccato che gli USA stiano violando ogni norma del Diritto internazionale e diverse Convenzioni di Ginevra, così come i loro padroni di Tel Aviv.
Infatti, mentre Washington distrugge l’istituto Pasteur, un importante ospedale e centro vaccinale, Israele introduce al pena di morte per i prigionieri, dimostrando al mondo intero chi siano i veri barbari e il vero male sul pianeta.
Il Pasteur Institute of Iran non è una clinica di quartiere. Fondato nel 1920, membro secolare dell’International Pasteur Network, è la culla della ricerca medica nazionale, dai vaccini contro il colera a quelli contro il Covid-19.
Una pioggia di ordigni di precisione lo ha cancellato dalla mappa di Teheran.
Ventiquattr’ore prima, la stessa sorte era toccata alla fabbrica farmaceutica Daro Bakhsh. Qualche giorno addietro, l’obiettivo designato era stata l’Università Iraniana di Scienza e Tecnologia (IUST).
Insomma, per trovare una tattica di guerra simile, bisogna cercare tra i dispacci di Hitler e di Stalin. Non certo personaggi democratici.
Scuole. Centri di ricerca. Fabbriche di medicine.
L’apparato comunicativo della Repubblica Islamica ha subito denunciano l’orgia di violenza nichilista, la furia distruttrice di un presidente americano allergico alla scienza e la violazione palese delle Convenzioni di Ginevra.
Leggendo i comunicati ufficiali di Teheran, sembra di assistere al martirio di una gigantesca onlus assediata dai vandali, ma la realtà, sfogliando i registri societari e i fascicoli dell’intelligence militare, ha contorni decisamente meno umanitari.
LA DOPPIA VITA DEI BERSAGLI CIVILI
Incrociamo le fonti.
La fabbrica Daro Bakhsh è il più grande produttore di farmaci dell’Iran.
Vero. Ma chi siede nel consiglio di amministrazione?
La Daro Bakhsh è un tassello fondamentale della Tamin Pharmaceutical Investment Company (TPICO), a sua volta controllata dalla SSIC (Shasta), il braccio finanziario del sistema previdenziale statale e delle Guardie della Rivoluzione.
In Iran, la separazione tra welfare civile e apparato militare è una finzione per i burocrati di Ginevra.
I Pasdaran controllano la filiera logistica, i prodotti chimici di base, le importazioni di reagenti. Colpire la Daro Bakhsh significa paralizzare la fornitura di medicinali per la popolazione civile, certo. Ma significa anche recidere una vena finanziaria e chimica del Corpo delle Guardie della Rivoluzione.
Un politico occidentale accorto avrebbe desistito e rispettato le norme internazionali, perché democratico e perché dotato dell’intelligenza minima per intuire le conseguenze a breve e, soprattutto, a lungo termine, ma in Trump e Netanyahu, di democratico e di intelligente non c’è neppure l’aria che respirano, e i fatti lo dimostrano.
Passiamo all’Università Iraniana di Scienza e Tecnologia.
L’indignazione globale piange la distruzione di un luogo di sapere e di cultura. I registri accademici dicono altro.
La IUST non è un’accademia di belle arti, ma il vivaio ingegneristico del programma balistico e aerospaziale iraniano.
È l’università dove ha insegnato l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, il laboratorio a cielo aperto dove i ricercatori, regolarmente sanzionati dal Dipartimento del Tesoro americano negli ultimi dieci anni, sviluppano i sistemi di guida per i missili ipersonici che attualmente piovono sulle basi americane nel Golfo.
Che poi il Dipartimento del Tesoro americano non sia il Vangelo e non abbia alcuna autorità sul pianeta, non ci piove, ma all’antidemocratico Trump volete che importi qualcosa? A uno che lascia i miliziani dell’ICE liberi di ammazzare cittadini americani per le strade d’America?
E l’Istituto Pasteur?
Un pilastro della salute a livello mondiale, secondo il Ministero della Salute iraniano. Un potenziale sito di ricerca batteriologica dual-use, secondo la dottrina del Pentagono.
Da decenni l’intelligence israeliana e americana monitorano i centri di ricerca virologica iraniani, sospettati di fornire copertura civile allo sviluppo di agenti patogeni per la guerra biologica.
Certamente, poi, questi sospetti somigliano a quelli per le armi batteriologiche di Saddam, che erano solo una balla inventata da quegli stessi servizi segreti, per giustificare l’ennesima aggressione contraria al Diritto internazionale portata avanti dagli USA.
LA DOTTRINA DELLA TERRA BRUCIATA
Le discrepanze tra la narrativa di Teheran e i dossier militari svelano il cinismo di entrambi i fronti.
Gli ayatollah blindano i loro programmi militari, balistici e chimici all’interno di strutture civili, ospedali e università.
Almeno, questa è la narrazione della propaganda israeliana e americana, per cui gli iraniani userebbero la ricerca medica come scudo umano e la Convenzione di Ginevra come polizza assicurativa, trasformando i ricercatori in bersagli legittimi per le regole d’ingaggio del nemico (ma non per le norme di Diritto e per le Convenzioni internazionali), per poi piangerne la morte davanti alle telecamere delle agenzie di stampa.
Dall’altra parte, c’è la strategia della coalizione israelo-americana.
L’amministrazione Trump ha smesso di fingere. Le “bombe intelligenti” e gli “attacchi chirurgici” sono reliquie retoriche delle scorse campagne criminali. La dottrina attuale è lo strangolamento totale.
Tuttavia, mentre sulla propaganda occidentale si deve usare il condizionale trattandosi di supposizioni, – e con tanto dubbio visti i precedenti con Saddam, – i crimini di guerra e contro la popolazione iraniana delle bombe americane sono reali e confermati dagli stessi carnefici.
Lo scenario tattico di questo aprile 2026 spiega la brutalità delle scelte nella disperazione di Trump, dopo il suo fallimento tattico.
Lo Stretto di Hormuz è di fatto inagibile per gli occidentali che appoggiano anche solo per la logistica gli invasori americani, mentre le navi russe, cinesi, spagnole e altre passano senza problemi.
Le difese aeree americane annaspano sotto gli attacchi a sciame dei droni iraniani, che costano poche migliaia di dollari e bucano scudi missilistici da miliardi, distruggendo basi americane nella regione e interi quartieri cittadini in Israele, nonché siti importanti nei paesi che ospitano basi degli aggressori.
Il blocco del traffico marittimo sta innescando una crisi energetica in Occidente che strangola le economie di parte dell’Asia, delle Americhe e, soprattutto, dell’Europa, mentre la Cina osserva immobile, seduta su scorte di greggio accumulate per anni e indifferente all’autodistruzione americana.
Washington e Tel Aviv non hanno il tempo per una guerra di logoramento che non avevano previsto.
Devono far collassare il fronte interno iraniano e, per far crollare un regime teocratico abituato a resistere alle sanzioni, non basta colpire i bunker sotterranei a cinque chilometri di profondità, facendo il solletico alle strutture iper-corazzate, o le basi di lancio mimetizzate nelle montagne.
Devi spezzare la spina dorsale della società civile. Devi distruggere le centrali elettriche. Devi far mancare la benzina. Devi far saltare in aria le fabbriche di antibiotici e i laboratori di vaccini.
In buona sostanza, devi rischiare anche di dimostrare al mondo che sei tu il vero cancro del pianeta, il nuovo Hitler, la nuova ideologia nazista, pur di non ritirarti e affrontare la furia del tuo popolo.
L’obiettivo non è uccidere il nemico in trincea, ma massacrare la popolazione nelle piazze. Lasciare milioni di iraniani senza cure mediche, senza istruzione, senza infrastrutture primarie, nella brutale speranza che la disperazione si trasformi in rivolta contro la Guida Suprema.
Ovviamente è pura follia. Ma i criminali non brillano mai per acume e buonsenso. E non mostrano mai umanità.
L’IPOCRISIA DELLE REGOLE DI GUERRA
Il portavoce iraniano invoca gli organismi sanitari globali. Chiede all’Oms di valutare i danni e finanziare la ricostruzione. È il cortocircuito perfetto di un sistema internazionale svuotato di senso, che condanna Mosca per ciò che fa a Kiev, ma non gli USA e Israele per il massacro di vite umane tra Gaza e Iran, al cui confronto, l’aggressione russa all’Ucraina è una lite condominiale.
A Washington, nel frattempo, incassano l’accusa di barbarie come una medaglia al valore, in perfetto stile hitleriano.
Trump sostiene di seguire la sua promessa elettorale con una coerenza glaciale, peccato che anche i suoi fedelissimi scappino dalla sua follia, per non finire travolti dalle elezioni imminenti per il voltafaccia a tutta la dottrina Trump durante la campagna, a cominciare da “mai più guerre”.
E peccato che ben 12 generali ai vertici dell’esercito americano siano stati sostituiti. Cosa che dimostra il caos a Washington, perché nessuno solleva tutti i vertici militari durante una guerra, a meno che quei vertici non ti abbiano urlato in faccia il tuo disastro.
Manca la pietà, manca il rispetto per i luoghi di cura, manca la distinzione tra civile e militare, ma l’America sa perfettamente che le istituzioni sanitarie internazionali produrranno solo comunicati stampa carichi di aggettivi, incapaci di fermare un singolo caccia F-15 e la superiorità militare della macchina di morte americana.
Le macerie dell’Istituto Pasteur certificano la fine di un’epoca. Quella in cui si fingeva che le guerre si combattessero solo tra eserciti, nei deserti o nei cieli, risparmiando i simboli della civiltà. Quella degli eroi americani buoni e del nemico sempre brutto, sporco e cattivo.
Oggi la propaganda hollywoodiana si è spostata nei dispacci della stampa controllata, così il sapere, la scienza, la medicina diventano estensioni dell’apparato bellico. Chi le finanzia le usa per armarsi. Chi le bombarda le distrugge per piegare una nazione. E i morti civili, i bambini, i trattati, le Convenzioni di Ginevra, il Diritto internazionale… diventa tutto un fastidio da raccontare a margine o da non raccontare affatto.
A Teheran contano le fiale di medicinali distrutte e preparano la prossima rappresaglia balistica, quella che la propaganda occidentale spaccerà per crimini, per inconcepibili violenze. Un po’ come i nativi americani erano selvaggi con archi e frecce.
A Washington spuntano la lista dei bersagli colpiti e calcolano quanto tempo manchi prima che le piazze iraniane esplodano per la mancanza di cure, anche se sarebbe il caso di contare quanto tempo manchi prima che la rabbia di quel popolo compia attentati e massacri per le strade d’Europa e d’America, ma per cervelli come quelli di Trump e dei suoi, è troppo difficile.
In mezzo, sotto chili di polvere di cemento, giacciono i microscopi e i registri di un istituto centenario. I morti non twittano sdegno, non invocano Ginevra, non pianificano attacchi.
Restano lì. Sotto le macerie di una guerra in cui hanno tutti ragione per le loro propagande.
Ma chi ha torto lo vediamo nei fatti. Almeno, lo vede chi è democratico e chi dà un valore all’umanità.
Per i pazzi e gli antidemocratici, ci sarà sempre un “ma…”
Ed è proprio in quel “ma” che si annida il DNA del male. Chiamatelo voi nazismo, fascismo, follia…




