L’EREDITÀ DEI “DITTATORI”. OGGI PARLIAMO DI YASSER ARAFAT

(Nome di battaglia Abu Ammar = Padre del Costruttore)

di Danilo Preto

Yasser Arafat è stato un nome di spicco nel mondo arabo.  il suo vero nome per esteso è Mohammed Abdel Rahman Abdel Raouf Arafat al-Qudwa al- Usseini. Negli anni ‘50 ne adottò una contrazione divenendo semplicemente Yasser Arafat.

In Italia divenne noto immediatamente per essere stato implicato nel sequestro della nave da crociera italiana Achille Lauro quando mandò Abu Abbas a trattare la resa dei terroristi che erano saliti a bordo. Era il 7 ottobre 1985. Prima coincidenza casuale con i fatti del 7 ottobre 2023 In Israele.

Dopo quella che sembrava essere una felice conclusione della trattativa con la liberazione degli ostaggi, i crocieristi a bordo della nave, e che prevedeva un salvacondotto per i terroristi con destinazione finale Egitto, tutto si complicò quando veniva trovato il corpo di Leon Klinghoffer, cittadino americano di fede ebraica, paralitico e in sedia a rotelle, scaraventato dalla nave su una banchina del porto dove la nave era attraccata.

Ovviamente gli Stati Uniti non gradirono. La vicenda che ne seguì fu clamorosamente nota per la proibizione da parte del governo Craxi di utilizzare la base americana di Sigonella per intervenire nel momento in cui Abbas si trovava sul territorio italiano pronto per essere estradato in Egitto secondo gli accordi intercorsi.

Era l’11 ottobre 1985. Una strana coincidenza l’11. Non era l’undici settembre ma l’undici ottobre. Chi si ricorda l’attacco alle torri gemelle a New York?  ma non sarà l’unica strana coincidenza che vi racconterò.

Abu Abbas fu sempre protetto da Arafat, catturato durante la guerra del Golfo in Iraq e 18 anni dopo quell’avventura italiana, diciamo che è stato trovato morto per cause naturali, secondo la versione ufficiale, ospite degli americani.

Arafat si sposa in segreto in Tunisia quando aveva 61 anni con la sua segretaria e traduttrice, Suha, che allora aveva 27 anni. Lei era cattolica, ha dovuto ovviamente convertirsi all’islam e dopo cinque anni nasce l’unica figlia Zahwa, in Francia.

La Francia ricorre spesso nelle vicende di Arafat sia pubbliche che private. Infatti, l’11 novembre del 2004 a 75 anni a Clamart, paesino francese di circa 35000 abitanti Yasser muore, assistito amorevolmente, dalla moglie Suha che sembra abbia raccolto le ultime testimonianze confidenziali di Arafat sui codici dei conti correnti posseduti da lui e dal governo della OLP.

Suha ha molto combattuto per conoscere la vera realtà sulla morte del marito. Ha sostenuto per anni che fosse morto per un avvelenamento da polonio. Chi si ricorda il dissidente russo Litvinenko morto a Londra in quelli stessi anni e certamente per un avvelenamento da polonio?

Sì, ma ora entriamo nel vivo delle vicende economiche sue e della sua famiglia. Non prima però di aver ricordato che Arafat è stato anche insignito nel 1994 del premio Nobel per la pace.

E questo mi fa rafforzare nell’ipotesi dello strabismo svedese e occidentale nell’assegnare questo premio, più che dedicato alle vicende attuali, sviluppato sulle ipotesi future. Molte volte non si sono mai avverate. Le speranze dei potenti non sempre nascono da un premio Nobel. Anzi.

Nel 2003/2004 la rivista Forbes inserire Yasser Arafat in una classifica che lo include tra i leader più ricchi stimando un patrimonio personale di circa 200-300 milioni di dollari.

Altre inchieste, incluse quelle del Fondo Monetario Internazionale (FMI), hanno stimato cifre molto più alte suggerendo la gestione di un portafoglio di investimenti segreti che coinvolgeva centinaia di milioni di dollari in fondi pubblici.

C’è anche un’accusa di fondi occulti. Avrebbe gestito personalmente circa 900 milioni di dollari di fondi dell’autorità palestinese tra il 1995 e il 2000. Altre fonti giornalistiche hanno stimato che il patrimonio nascosto di Arafat potesse aggirarsi persino attorno al miliardo di dollari, spesso reinvestito in imprese e fondi come riportato da molti fonti giornalistiche.

Le autorità palestinesi, per obbligo di appartenenza, hanno spesso difeso la natura di questi fondi sostenendo che fossero destinati a scopi di sostegno dei palestinesi e non ad uso personale del leader.

Era lo stesso FMI nel 2003 che stabilisce che Arafat avesse dirottato quei 900 milioni di dollari in investimenti che spaziavano da casinò a compagnie di cemento nonché a compagnie telefoniche in Algeria e Tunisia.

Ma un conto sono le casse della OLP un conto sono le sue vicende personali e citiamo anche Rashid nello stato palestinese, diciamo il ministro delle finanze, consigliere finanziario del presidente palestinese. Ora molto assente dalle cronache ufficiali.

Nel 2002 si parla di un trasferimento di 300 milioni di dollari dalla ANP ad un conto corrente della Arab Bank Ramallah, anche uno verso la banca Svizzera Lombard Odier e verso altre società in Svizzera e Gran Bretagna. Naturalmente per non dare nell’occhio i trasferimenti venivano fatti gradualmente.

Suha è stata oggetto di molte polemiche. Tutti i mesi riceveva dal marito 100.000 dollari per le necessità correnti ma un’inchiesta francese ha riferito che vi erano stati dei movimenti per circa 11,5 milioni di dollari.

Come abbiamo detto, Arafat è stato incluso nelle classifiche dei capi di Stato più ricchi del mondo risultando al sesto posto. Sulla figlia Zawa circolano voci fondate che stimano una presunta fortuna ereditaria che arriverebbe fino a otto miliardi di dollari.

La pensione di Suha. Si sussurra che l’ex moglie di Arafat per aver confessato i codici dei conti segreti del marito stia assumendo un appannaggio mensile di 20 mila dollari oltre ad aver ricevuto una cifra una tantum che si aggirerebbe intorno ai 20/30 milioni di dollari. Giusto per chiudere qui le vicende economiche.

Quando si citano però questi numeri che sembrano talmente ballerini da sembrare non veri, c’è da domandarsi se le fonti siano tutte attendibili indipendentemente dalla matrice che hanno generato queste informazioni.

Non ho avuto molta difficoltà a raccogliere info e a scremarle opportunamente per far sembrare più credibile il racconto di un leader amato, odiato, vilipeso, premiato, osannato.

In pieno stile disneyano perché se non crediamo a qualcuno o a qualcosa non siamo credibili e non possiamo raccontare la nostra storia. Io non credo che quella che ho narrato sia la parola fine di questo racconto. E vi posso garantire che ho tralasciato molti dettagli. Ma ognuno può farsi una idea o può arricchire la propria fantasia o le proprie informazioni andando a caccia di quello che è disponibile.

A mio giudizio però va annoverato che molte delle indagini sono nate prima della sua morte. Un sintomo che si era già palesato raccontando la vera destinazione di quella montagna di moneta che quel mondo aveva e che continua ad inglobare.

Fate anche voi le vostre ricerche e poi magari ci confrontiamo. Per ora è così.

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