ABBIAMO UN AGGREDITO E DUE AGGRESSORI

MENTRE IL MONDO BRUCIA, L’OCCIDENTE SI INCORONA PADRONE DEL NULLA

Teheran sotto le bombe israeliane e americane. Un’azione unilaterale, senza alcun mandato ONU. Un atto terroristico per il Diritto internazionale.

Per quattro anni ci hanno martellato i timpani con “C’è un aggredito e un aggressore”.

Lo hanno urlato nelle piazze, lo hanno cucito sulle bandiere, lo hanno trasformato in sanzioni che hanno messo in ginocchio l’economia globale in nome della morale.

Nelle ultime settimane, ci hanno perfino raccontato che Navalny sarebbe stato ucciso in carcere da Putin, dopo le indagini, quando sono vent’anni che parliamo di Garlasco e di altri casi senza un vero colpevole.

Tutto perché Putin è il nuovo Hitler, secondo la narrazione che ci vuole armati fino ai denti per rispondere all’imminente invasione russa, mentre la Russia è impantanata da quattro anni nel Donbas.

Ma oggi, abbiamo un aggredito, l’Iran, e ben due aggressori: gli Stati Uniti e Israele. Eppure, le rotative dello sdegno sono ferme.

Non ci sono bandiere iraniane sui profili social dei leader europei. Non ci sono pacchetti di sanzioni “devastanti” già in discussione per Washington o Tel Aviv. Non ci sono invii di armi difensive a Teheran.

L’Occidente ha gettato la maschera definitivamente, dopo il complice silenzio per i crimini di guerra di Israele nei confronti dei civili di Gaza; la sovranità nazionale è un valore sacro solo se serve a isolare Mosca, a contenere Pechino o chiunque si ponga davanti ai piani imperialisti di USA e Israele. Chiunque sia solo un fastidioso ostacolo al dominio dei “Padroni del Mondo”.

L’URLO DEI DRONI E IL SILENZIO DEI TELEFONI

Immaginate una metropoli di dodici milioni di abitanti, dove i genitori corrono verso scuole che non esistono più per recuperare figli che forse sono già cenere. Mentre il Pentagono parla di “obiettivi chirurgici”, le immagini che filtrano mostrano palazzi sventrati e scuole femminili ridotte a cumuli di macerie.

È questa la democrazia che stiamo esportando. Una democrazia che bombarda civili per distogliere l’attenzione dagli “Epstein Files” di un Trump che gioca a fare il “Presidente di guerra” per risalire nei sondaggi.

Stiamo assistendo alla privatizzazione della guerra. Gli Stati Uniti usano lo strumento militare come un istinto primordiale, un bullismo geopolitico volto a recidere i gangli vitali della Nuova Via della Seta.

Isolare l’Iran significa colpire i polmoni della Cina, asfissiare l’Eurasia e riaffermare un’egemonia unipolare che il resto del pianeta non è più disposto ad accettare. È un azzardo cinico. Un gioco d’azzardo sulla pelle di novantadue milioni di persone.

E oggi, si spiega anche il perché del rapimento illegale di Maduro, per controllare il petrolio venezuelano in previsione della chiusura dello stretto di Hormuz, che strangolerà imprese e famiglie europee.

IL PARADOSSO DI SPARTA E LA MAIONESE CHE NON IMPAZZISCE

Israele, dal canto suo, persegue il sogno di una “Grande Israele” che controlli militarmente ogni centimetro del Medio Oriente.

Netanyahu, stretto tra i crimini contro l’umanità a Gaza e le tensioni interne, ha bisogno di un incendio perpetuo per non finire i suoi giorni in prigione.

Eppure, c’è un paradosso sociologico che sfugge ai pianificatori di Tel Aviv: il regime di Khamenei era il “nemico perfetto”.

Un nemico utile a compattare l’opinione pubblica, a giustificare lo stato di assedio permanente. Eliminare quel nemico, o trasformare l’Iran in un nuovo Venezuela, significa privare Israele del suo collante identitario.

Inoltre, l’Iran non è l’Iraq. Non è la Libia.

Gli analisti di Limes parlano di “maionese iraniana”. Una stratificazione millenaria di cultura, orgoglio persiano e senso dello Stato che non si separerà con pochi missili Cruise.

Anche chi odia il regime teocratico, oggi si ritrova a odiare ancora di più fa piovere morte dal cielo sopra quartieri residenziali. L’aggressione esterna non produce libertà; produce una solidarietà disperata attorno al simbolo della nazione calpestata.

Perché anche quegli iraniani che volevano una rivoluzione non la vogliono fatta da altri e si compatteranno contro Israele e USA unendosi a chi già era contro.

Gli iraniani non vedranno la morte di Khamenei come una liberazione, ma come l’ennesima aggressione dall’esterno.

Adesso, forse ci sarà un triumvirato alla guida del Paese, ma è difficilissimo che gli iraniani si facciano imporre un “miliziano” dagli americani, men che meno dai nemici di sempre israeliani.

IL PREZZO DEL TRADIMENTO: EUROPA, SVEGLIATI

Mentre noi discutiamo di “diritti delle donne” iraniane, le bombe americane uccidono quelle stesse donne nelle classi dove stavano studiando.

Dove sono i guru del giornalismo che ci parlavano della voglia di libertà di quelle giovani donne, adesso?

È un’ironia tragica che solo un Occidente moralmente fallito può non vedere. Le conseguenze economiche ci travolgeranno: lo Stretto di Hormuz è chiuso, il petrolio schizzerà a cifre insostenibili, le assicurazioni marittime renderanno ogni merce un lusso.

Pagheremo noi, cittadini europei, il prezzo della follia imperiale di Trump e Netanyahu.

Gli Accordi di Abramo sono carta straccia. I Paesi del Golfo, aggrediti per il solo fatto di ospitare basi americane, hanno capito che l’abbraccio di Washington è un abbraccio mortale e abbandoneranno l’America.

La Turchia osserva, cinica e pronta a intervenire per evitare l’ondata migratoria, emergendo come l’unico attore razionale in un teatro di folli.

Non c’è onore in questa operazione, ma solo il riflesso condizionato di un impero in declino che morde perché ha paura del buio.

Quando si smette di distinguere tra giustizia e convenienza, la civiltà è già finita. L’Occidente è morto da quattro anni e USA e Israele stanno definitivamente staccando la spina.

Oggi l’aggressore ha due nomi, ma l’Occidente ha perso la voce. Nessuno riesce più ad articolare nemmeno una lettera dell’”abbiamo un aggredito e un aggressore”, una puttanata geopolitica, da ultimo della classe, trasformata in slogan geniale per chi vede studio, conoscenza e letture come perdite di tempo.

E nel silenzio della nostra complicità, nella ceca ignoranza di molti, USA e Israele legittimano ancora una volta le pretese russe sull’Ucraina, confermandosi gangster del pianeta a cui delle due una: paghi il pizzo o muori.

Ah, non ditelo a Calenda & Friends. Non vorrei rischiassero la vita per andare a protestare a Tel Aviv, poi a Washington, infine a Teheran, sempre dalla parte dei… giusti…?

E pensa che sfigati i pennivendoli della propaganda di casa nostra: non potranno nemmeno scrivere che a guadagnare dai rialzi dei prezzi di gas e petrolio, che ci saranno in seguito alla chiusura di Hormuz, sarà Putin. Perché non possiamo più acquistare dalla Russia, ma dall’America, che ha appena messo le mani sul petrolio venezuelano in un’altra operazione illegale, priva di alcun mandato internazionale.

Ok, ora tutti alle pompe a fare scorte di carburante. Ma con le bandierine di Israele e degli USA, perché la democrazia vale e perché abbiamo un aggredito e un aggr…

Ah, no. Gli aggressori sono due, ma Hollywod, Kallas, von der Leyen, Meloni… ci dicono che sono i buoni.

Quindi?

Pubblicato da Executive Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan

La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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