CODICE GIAPPONE. TRA GEOPOLITICA, ALGORITMI E MEMORIA

Cosa lega un appartamento vuoto a Nagoya, i server criptati di un colosso di Redmond e le rotte commerciali contese nel Mar Cinese Meridionale?

Un filo fatto di ostinazione, di regole riscritte e di quel senso del dovere tipicamente nipponico che non accetta la resa, nemmeno di fronte al passare dei decenni o alla prepotenza dei giganti.

IL DOVERE DI NON DIMENTICARE: 22 MILIONI DI YEN PER UNA VERITÀ

A volte la giustizia ha il suono di un bonifico mensile effettuato per ventisei anni consecutivi. Takaba Satoru ha perso la moglie nel 1999, ed è diventato il simbolo vivente di una resistenza psicologica, etica e morale che sfida la logica.

Pagare l’affitto di una scena del crimine per un quarto di secolo, spendendo una fortuna per mantenere intatto quello spazio di dolore, sembrava una follia, ma è stata una scommessa lucida sulla scienza, perché Satoru era convinto che il tempo avrebbe affinato le tecnologie.

La recente cattura della colpevole, un’ex compagna di scuola accecata da un’ossessione per la vittima, chiude un cerchio aperto sotto gli occhi di un bambino di due anni, che, nel frattempo, è diventato uomo.

Perché in Giappone, la perseveranza non è una cosa da poco, ma un pilastro dell’identità.

Satoru ha insegnato a suo figlio – e a tutti noi – che il risultato di un’azione è secondario rispetto alla dignità del tentativo. Un insegnamento, se vogliamo, sentimentale, ma vero, perché dice che non si abbandona il campo finché non è stata fatta luce, a qualunque costo.

LA SOVRANITÀ DIGITALE SOTTO ASSEDIO: IL RAID CONTRO MICROSOFT

Mentre Satoru difendeva la memoria di sua moglie in un appartamento, lo Stato giapponese scendeva in campo per difendere lo spazio virtuale.

Il raid della Fair Trade Commission negli uffici di Microsoft a Tokyo non è soltanto un atto burocratico, ma una dichiarazione di indipendenza tecnologica da parte di una nazione che non vuole più starsene zitta e buona.

L’accusa è aver utilizzato il dominio del software per blindare il mercato del cloud, penalizzando chi sceglie infrastrutture concorrenti attraverso tariffe di licenza discriminatorie.

Un’accusa pesante, in un’epoca in cui i dati sono il nuovo petrolio, perché il Giappone ha deciso di non essere una colonia digitale e l’autorità antitrust nipponica sta dimostrando una muscolarità senza precedenti, colpendo sistematicamente i giganti della Silicon Valley per garantire che il libero mercato non rimanga un concetto teorico sacrificato sull’altare degli algoritmi proprietari.

La strategia del Giappone afferma che la tecnologia deve servire il sistema Paese, non viceversa.

IL GELO DIPLOMATICO E LA GUERRA DEI “DUAL-USE”

Se ci spostiamo lungo l’asse Tokyo-Pechino, lo scenario si fa ancora più teso.

La decisione del Ministero del Commercio cinese di inserire quaranta pilastri dell’industria giapponese – da Subaru a Mitsubishi – in una lista di controllo per l’export è un colpo di fioretto che mira alla catena di approvvigionamento.

Pechino utilizza lo spauracchio della “sicurezza nazionale” e del “duplice uso” civile-militare, per rispondere al riarmo voluto dalla premier Sanae Takaichi.

Politichese, direbbe qualcuno, ma somiglia a delle spinte pericolose sul bordo dell’abisso.

Il Giappone punta a installare missili terra-aria a pochi chilometri da Taiwan entro il 2030 e la Cina risponde con la burocrazia doganale, sapendo di avere in mano la carta delle terre rare; in buona sostanza, non siamo ancora al blocco totale, ma queste “scaramucce” politiche sono i prodromi di una riconfigurazione geoeconomica che potrebbe cambiare il volto dell’Asia Orientale, poiché la Premier Takaichi sta portando il Paese verso una postura militare assertiva, rompendo tabù decennali e accettando il rischio di un isolamento commerciale parziale.

UNA VISIONE D’INSIEME: IL GIAPPONE CHE NON SI PIEGA

Cosa unisce, dunque, questi tre frammenti di attualità?

La risposta è Gaman (pazienza e perseveranza).

C’è il Gaman individuale di un padre che aspetta ventisei anni per un test del DNA, quello istituzionale di un’Authority che sfida i monopoli americani, e c’è il Gaman geopolitico di una nazione che accetta lo scontro con il suo principale partner commerciale pur di non arretrare sulla propria sicurezza strategica.

Il Giappone del 2026 è un laboratorio a cielo aperto, un Paese che sta imparando a dire “no” sia agli alleati ingombranti che ai vicini minacciosi, cercando una via d’uscita tra l’eredità del passato e le incognite di un futuro multipolare.

Non è un percorso privo di ombre o di costi economici altissimi, ma è l’unica strada possibile per una nazione che ha deciso di non lasciare che sia il tempo – o il mercato – a decidere il proprio destino.

Pubblicato da Executive Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan

La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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