Il silenzio che precede il crollo è sempre disturbato dai crepitii delle strutture che cedono, come graffi sulla parete rocciosa di uno scalatore che si arrampica.
Per capire il mondo e la geopolitica, un mio insegnante all’università diceva che bisogna guardare le mappe come fossero referti medici.
E le mappe di oggi presentano un mondo in stato di shock. Gli ultimi venticinque anni, dal 2000 a oggi, non sono stati una lenta discesa, ma un precipizio. Quello a cui stiamo assistendo non è il declino di un impero, ma il suo crollo fragoroso.
Esiste una legge fisica, quasi brutale nella sua semplicità: più un impero è vasto, più la sua implosione è accelerata. E oggi, il muro portante del sistema mondo sta venendo giù, trascinando con sé ogni nostra residua certezza.
L’AMERICA CONTRO SE STESSA: QUANDO IL SOGNO DIVENTA AUTOPSIA
Nelle case del Midwest o nei caffè di Washington, si respira un’aria pesante, la stessa che si respira nelle stanze di una famiglia che non si parla più.
L’America è una chiesa che ha smarrito il suo catechismo. Per un secolo, la sua missione è stata “redimere il mondo”, un’ispirazione quasi religiosa che univa lo Stato e il popolo. Oggi, quella missione è cenere.
Quando il 70% di una popolazione smette di credere nel proprio “sogno”, la nazione cessa di esistere come entità collettiva e restano solo individui, tribù feroci che si guardano con sospetto.
Oggi, per la classe dirigente che sta scalando il potere – pensate alla dottrina di Trump o alla prosa cruda di JD Vance – il pericolo non viene da Mosca o da Pechino, ma è “l’altro” americano.
È una frattura sociologica che rende impossibile gestire un impero globale, perché non puoi governare il mondo se non sai più chi sei quando ti guardi allo specchio. Quella che sta nascendo è una sorta di monarchia plutocratica non costituzionale, dove il comando si concentra in un solo uomo, non per diritto divino, ma per disperazione collettiva.
LA TALASSOCRAZIA INCRINATA: IL MARE NON È PIÙ UN’AUTOSTRADA AMERICANA
L’impero americano è nato sul mare. Chi controlla le rotte, controlla la borsa della spesa del pianeta.
Ma guardate gli stretti, i gangli vitali del commercio: Malacca, Suez, Panama, Bab el-Mandeb. Sono febbricitanti. Il controllo americano è contestato, eroso, in alcuni punti evaporato ai danni della Cina.
È un paradosso che grida vendetta: la superpotenza che si pensava invincibile, oggi deve comprare fregate dall’Italia perché non è più in grado di produrre tecnologia bellica marittima al ritmo necessario.
Mentre l’Atlantico e il Pacifico diventano spazi d’incertezza, gli occhi del potere si spostano verso il Grande Nord. L’Artico è la nuova terra promessa, non per i suoi ghiacci, ma per ciò che nasconde e per le rotte che accorcia.
Dieci giorni in meno di navigazione tra Cina ed Europa significano miliardi di dollari. L’intelligenza artificiale, che divora energia e ha bisogno di acqua gelida per i suoi data center, trova lassù il suo habitat ideale. La geopolitica del futuro non profuma di spezie, ma ha il sapore metallico dei server e il gelo delle rotte polari.
IL MASSACRO DELLA RAGIONE IN UCRAINA E GAZA
I conflitti attuali sono le metastasi di questo crollo. In Ucraina, la Russia sta giocando una partita contro il tempo, non contro i chilometri quadrati. L’obiettivo di Putin è polverizzare il morale di una nazione che sta scomparendo demograficamente. È un suicidio assistito di un popolo: da 52 milioni a meno di 20. La terra resta, ma chi la abiterà?
E poi c’è il Levante. Il “7 ottobre” ha squarciato il velo sull’illusione di Israele. Netanyahu insegue una “vittoria totale” che è un miraggio teologico, non un obiettivo militare. Israele sta combattendo su sette fronti, ma il fronte più pericoloso è quello interno, dove tribù incompatibili di laici, ultraortodossi, arabi, si contendono l’anima dello Stato.
L’idea di “tagliare l’erba”, ovvero contenere il terrore con operazioni periodiche, è fallita tragicamente. Ora resta solo la terra bruciata, mentre l’ipotesi di uno Stato palestinese annega in una geografia di insediamenti e odio che non si può spegnere. Non con le politiche folli e criminali di Netanyahu.
IL TENTATIVO DISPERATO DI TRUMP
Sarà per tutto questo che Trump sta tentando il possibile per salvare l’impero americano e sta partendo proprio dal dollaro.
La Cina ha dichiarato tempo fa la sua battaglia al dollaro. Ecco perché, nelle ultime ore, è trapelata la notizia di un gruppo di lavoro tra USA e Russia per il ritorno della Russia al dollaro.
Un colpo da maestro per Trump, che metterebbe la Cina in una posizione di stallo.
La Russia ha bisogno di uscire dalla morsa delle sanzioni, ma soprattutto ha bisogno di non diventare una succursale della Cina, perché Mosca vuole tornare a recitare un ruolo di primo piano nel mondo e non può farlo se dipende da Pechino.
Per approfondire questa notizia, ti lascio il link in calce a questo articolo.
IL MONITO ALL’ITALIA: SVEGLIARSI IN UN MARE CHIUSO
In tutto questo, dove siamo noi?
L’Italia è un molo proteso nel Mediterraneo che si comporta come se fosse un’isola sicura nel centro del Pacifico. Siamo una nazione marittima che ha dimenticato il mare.
Se Suez chiude, se il Mar Rosso diventa una zona proibita, l’Italia soffoca. Eppure, la nostra politica preferisce perdersi in minuscole polemiche da cortile, trasformando la tragedia della storia in una farsa da talk-show, con politici che parlano di guerra e di paci giuste come un bimbominchia il sabato sera dopo troppi Jack Daniel’s.
Dobbiamo recuperare il senso della realtà. – Anche studiare storia e geopolitica non guasterebbe, ma accontentiamoci del senso della realtà.
La rivoluzione geopolitica mondiale non aspetta i nostri comodi e se ne frega di cosa pensino Calenda, Meloni, Renzi, Tajani… sì quello del Diritto che conta, ma solo fino a un certo punto.
Non è un dibattito accademico. Non è più tempo per il politichese e altre cazzate.
È un uragano che sta cambiando la temperatura del mondo e, delle due, una: o impariamo a navigare in questo mare instabile, riconoscendo i pericoli per quello che sono, senza isterie e tifo da stadio, ma con lucida fermezza e voglia di compromessi, o finiremo travolti dalle macerie di un impero che, cadendo, non farà sconti a nessuno.
La storia è tornata, ed è ferocemente affamata.
Il problema è che, con la politica italiana in perenne campagna elettorale e con quella europea dietro alle follie belliciste, noi siamo una pietanza succulenta.

Punti d’intesa tra USA e Russia, con Putin che offre a Trump il ritorno al dollaro.
In cambio di cosa?
Leggilo qui: IL VALZER DEL DIAVOLO




