A Minneapolis, oggi, la neve non copre solo le strade.
È una neve macchiata da altro sangue, dall’ennesimo omicidio compiuto dalla quella forza di polizia federale che somiglia sempre più alla Gestapo, il cui comandante, Greg Bovino, va in giro come un attore che interpreta un ufficiale delle SS, a capo di quell’ICE che ti entra in casa, ti spara per strada, intimidisce persino le forze di polizia locale e gode di totale immunità, proprio come nelle peggiori dittature.
La neve copre il silenzio di un’istituzione che ha deciso di divorare i propri figli, in nome di una maggioranza di cittadini americani che ha voluto una politica estremista di cui oggi vediamo i frutti e la realizzazione. Perché chi punta il dito contro Trump non ha compreso che il presidente ha stravinto le elezioni proprio su questo programma elettorale.
Perciò il problema non è Trump, né il suo vice o i suoi ministri. Il problema è il vero volto di una parte di America che oggi non ha un politico al vertice, ma un cinico e spietato affarista che non ha problemi a mostrare al mondo, e ai propri cittadini, il vero volto delle ex colonie britanniche.
Il vero volto di quell’America che ha sterminato i nativi per farsi spazio e rubare terre, che ha invaso e/o bombardato paesi sovrani in mezzo mondo, infischiandosene del Diritto internazionale, tra cui Iran, Iraq, Jugoslavia, Libia.
Infatti, sfoga la violenza peggiore della polizia mascherata come bande di criminali proprio in Minnesota, dove il termometro segna diversi gradi sotto zero, ma è il gelo della democrazia a far tremare.
Quello che stiamo documentando nelle ultime settimane non è un’operazione di polizia migratoria, ma è quanto avviene in un’occupazione militare in piena regola sotto mentite spoglie e con la maschera di slogan politici; è ciò che avviene quando le popolazioni occupate devono sottostare ai capricci e alla prepotenza degli invasori, a cui è concesso ogni crimine, finanche l’omicidio.
IL SACRIFICIO DI RENEE E ALEX, ASSASSINATI DALLO STATO
Renee Nicole Good aveva trentasette anni e tre figli. È morta il 7 gennaio sotto i colpi di un agente federale perché aveva scelto di essere una testimone dei comportamenti da dittatura dell’ICE.
La sua “arma” non era un fucile, ma un’abilitazione legale come osservatrice per monitorare i raid dell’ICE. Documentava la prepotenza dello Stato ai danni dei cittadini americani.
Eppure, per il Dipartimento della Sicurezza Interna, quella madre è diventata una “terrorista domestica”, perché era una donna scomoda. Proprio come si può diventare scomodi in Russia o in altri paesi per cui non pensiamo più di un secondo prima di parlare di dittatura.
Certo, ma in dittatura una così l’avrebbero ammazzata, direbbe qualcuno.
Infatti, i video parlano chiaro: l’agente Jonathan Ross ha sparato mentre Renee cercava di allontanarsi, non di aggredire, ma la Casa Bianca vi ordina di ignorare ciò che i vostri occhi vedono. Vi chiedono di ignorare persino l’evidenza, proprio come in 1984 di Orwell.
Perché documentare i crimini dell’ICE è scomodo. Come hanno compreso anche due giornalisti italiani del programma di Rai3 “In mezz’ora”, Laura Cappon e Daniele Babbo, che sono stati minacciati dagli agenti dell’ICE, come si vede in questo video:
E, se qualcuno ancora non avesse capito, pochi giorni dopo, il 24 gennaio, è stato il turno di Alex Pretti. Un infermiere, un uomo dedito alla cura, freddato perché cercava di prestare soccorso durante un raid a South Minneapolis.
Un altro omicidio in pochi giorni, senza alcun motivo, senza alcun pericolo reale per gli agenti.
Ancora una volta, l’ICE sostiene che si è trattato di legittima difesa. Tuttavia la vittima era armata solo di un cellulare ed era stato immobilizzato da una decina di uomini, quando un agente gli ha sparato al petto alcuni colpi di pistola.
Ma la morte di Alex Pretti ha sancito il punto di non ritorno.
Il capo della polizia locale, Brian O’Hara, ha fatto ciò che ogni uomo d’onore avrebbe dovuto fare: ha rifiutato l’ordine federale di abbandonare la scena del crimine, avviando un’indagine indipendente contro l’ICE. È la prima volta che una forza di polizia cittadina punta il dito, armi alla mano, contro i parametri dello Stato centrale.
E ora la tensione è altissima, perché anche le forze di polizia rischiano. Oggi, negli USA, chiunque dissenta è potenzialmente in serio pericolo, anche se indossa una divisa con onore o è un politico che serve i cittadini.
Intanto, proprio come accade nei peggiori regimi, la Disney avrebbe licenziato l’attore Mark Ruffolo in seguito al suo discorso sul red carpet dei Golden Globes 2026 contro la condotta nazista dell’ICE, anche se, al momento in cui scrivo, sono alla ricerca di ulteriori fonti che confermino l’effettivo licenziamento.
D’altronde, l’America non è nuova a cancellazioni, licenziamenti e allontanamenti di personaggi della Tv che non piacciono al potere di turno, come la cancellazione del Jimmy Kimmel Live e il licenziamento di Tucker Carlson da Fox.
I BAMBINI ESCA: L’INFANZIA COME STRUMENTO DI REPRESSIONE
Ma il baratro etico non si ferma agli omicidi. Parliamo di Liam Ramos. Cinque anni. Un bambino ecuadoriano usato dagli agenti federali come esca per stanare la sua stessa famiglia. È una tattica che non trovereste nemmeno nei manuali della Stasi.
Il Vicepresidente JD Vance ha avuto il coraggio di definire l’invio del piccolo in un centro di detenzione in Texas come un “atto di pietà” per non lasciarlo al freddo dopo la fuga del padre.
Vengono in mente film in cui a pronunciare frasi simili era qualcuno con indosso una divisa delle forze di polizia della Germania nazista.
Una narrazione che urta contro la realtà: la famiglia aveva già ottenuto lo status di rifugiato e il padre era un lavoratore onesto, non un criminale in fuga.
Il caso della piccola Chloe, strappata al padre a due anni nonostante l’ordine di rilascio di un giudice, completa un quadro di disprezzo assoluto persino per il potere giudiziario locale – ricordo che negli USA i giudici hanno mandato popolare – e dimostra in maniera incontrovertibile come gli Stati Uniti d’America somiglino sempre più a una dittatura.
Chiamatela soft, morbida, non troppo oppressiva, ma se in una nazione un poliziotto può uccidere a sangue freddo un cittadino, godendo di immunità, beh quella è una dittatura.
LA SOCIOLOGIA DEL FISCHIETTO E LO SCIOPERO DELLA DIGNITÀ
Per le strade di Minneapolis, Il suono del fischietto, che rimbalza tra i viali ghiacciati di Powderhorn, è diventato il codice morse della resistenza civile. È il simbolo del collasso della fiducia nello Stato.
I cittadini hanno risposto con lo sciopero generale “ICE Out For Good”. Negozi serrati, scuole deserte, ristoranti bui.
Non è solo una protesta economica, ma è un recesso dal contratto sociale perché lo Stato è inadempiente poiché è venuto meno al primo dovere di una democrazia, che è quello di tutelare i propri cittadini.
Dopo che il Governatore Tim Walz e il Sindaco Jacob Frey hanno accusato i crimini dell’ICE, sono stati isolati e indagati dal Dipartimento di Giustizia con l’accusa di “cospirazione”, trasformando i rappresentanti legittimi dei cittadini in sospettati per non aver assecondato gli atti da dittatura compiuti dall’ICE.
VERSO UNA GUERRA CIVILE A BASSA INTENSITÀ
Siamo di fronte a una transizione sociologica senza precedenti, perché l’amministrazione Trump non sta solo combattendo l’immigrazione, che è usata come testa d’ariete, ma sta erodendo la democrazia con violenza.
Il Minnesota è diventato la trincea di una guerra civile intermittente, una conflagrazione dove i fronti non sono eserciti regolari, ma ideologie opposte che si scontrano agli angoli delle strade.
Ora, per paura, la Casa Bianca avrebbe messo in allerta ben 1500 marines, pronti a partire per il Minnesota, in modo che l’occupazione non sembri tale soltanto agli occhi di chi ha la mente più ampia, ma lo diventi di fatto per tutti.
Ma perché proprio il Minnesota?
Perché è uno stato che non vota per i repubblicani.
Non lo ha mai fatto dal 1976.
Persino quando Ronald Reagan vinse in 49 stati, il Minnesota votò democratico.
In quello stato, il Partito Democratico si chiama Partito Democratico-Agricolo-Laburista e il governatore è Tim Walz, eletto nel 2019 e nel 2024 è stato scelto da Kamala Harris come suo candidato vicepresidente nella corsa alla Casa Bianca, persa malamente contro il programma politico di Donald Trump.
Programma politico che prevedeva quanto sta accadendo e che un’ampia maggioranza di americani ha approvato.
Il Minnesota è una spina nel fianco in quello che sembra un disegno per costruire un’America impero che sappia governare il mondo.
Trump, e soprattutto quelli che ne muovono i fili, hanno compreso che i paesi che emergono sul pianeta non sono democrazie, ma hanno governi che tengono la popolazione sotto un rigido controllo, come la Cina, perciò gli USA devono trasformarsi.
Ecco perché l’azione dell’ICE è solo parzialmente una politica antimigratoria.
Il pericolo maggiore non è più solo l’ICE che viola la legge, ma è l’assuefazione al capovolgimento della verità, perché quando lo Stato chiama “terrorista” una vittima disarmata e “operazione di pubblica sicurezza” la cattura di un bambino di cinque anni, la parola non è più strumento di comunicazione, ma di manipolazione totale degli eventi.
L’America non è mai stata così frammentata, sospesa tra il mito della sicurezza nazionale e il macello delle libertà individuali. E ora, anche tanti elettori di Trump hanno compreso che avere un politico che mette in atto quanto promesso, a volte può essere un problema.
Il Minnesota è un monito: fate quello che vuole chi comanda, oppure siete solo d’intralcio all’America. E chi è d’intralcio all’America, finisce ammazzato per strada con l’accusa di essere un terrorista.
Ormai, gli americani sono di fronte a un bivio: o si rivoltano in massa con scioperi pacifici, per spaventare il regime Trump, oppure la guerra civile non sarà soltanto un’ipotesi, ma un evento a cui manca soltanto la data d’inizio.
E se avevate in programma una vacanza in America, beh… meglio optare per altre nazioni.




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