La moda ha sempre fornito spunti di particolare interesse. In passato erano le fashion week di Parigi e Milano, le dorate e sfarzose sfilate di moda in location iper prestigiose, le modelle, anche in questo caso, iperpagate e iperfamose ad affascinare un pubblico assetato di news e di nuovi esempi da imitare.
Dal dicembre del 2024, quindi poco più di un anno fa, tutto è cambiato. E ci si sono messi anche i decessi. In primis Armani e, questa settimana Valentino.
Due pilastri della moda Italiana che hanno fatto del loro stile un vanto nazionale ed una messaggistica positiva che ha raccontato il made in Italy, la gioia di vivere italiana, il bel Paese, la bella vita.
Come Hollywood anche l’Italia ha avuto una filmografia e un racconto fascinosi da riportare in ambito mondiale. E le nostre attrici a vestirsi nei film con il grande look proposto dei nostri maestri stilisti. Ho già citato Valentino purtroppo scomparso oggi ma che era presente con un invito al femminile con le sue indossatrici vestite in rosso.
Quasi un presagio di quello che avrebbe tracciato il nostro quotidiano con i femminicidi a ripetizione dove viene rovesciato il rapporto d’incanto nelle coppie e negli amori perversi. Ma al di là dei fasti, oggi a tracciare la linea sono soprattutto i licenziamenti nel settore moda. Ne abbiamo scritto in abbondanza in un passato recente, ma è purtroppo la cronaca più frequente che dobbiamo leggere rispetto al ritorno di un futuro che non tornerà più.
Non a caso le ultime sfilate che contano ci raccontano di recupero dello stile che ha fatto ricordare le grandi maison. Non è una questione di rinnegare stili e fasti del passato, ma è semplicemente riconoscere che non si sta sviluppando un nuovo modo in cui immedesimarsi come succedeva fino a poco tempo fa.
Merito e demerito certamente delle nuove generazioni che hanno stili di vita e riconoscibilità formali molto diversi da quelli che governavano le passerelle di non molti decenni fa. Ma tutto corre veloce e la nuova silver gen, quella che ha ancora una disponibilità discreta in tasca, si può permettere certe “follie”.
Per il resto c’è il fast fashion o il riuso che ha raggiunto cifre da capogiro. Quale sarà la prossima giravolta e chi governerà ancora in questo carosello infinito? E dopo l’addio a Valentino e ad Armani, abbandoniamoci anche noi, tristemente, alle notizie di cronaca che ci propongono note negative sul fronte dell’occupazione.
La moda non è un gioco, è lavoro, occupazione, dignità.
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Una opinione su "MODA, TRA CRISI E CELEBRAZIONI RITUALI. DOPO L’ADDIO AD ARMANI, ADESSO ANCHE A VALENTINO GARAVANI"