I media occidentali sembrano essersi dimenticati che esiste il Vaticano. Non ricordano neppure il Papa.
Eppure, quando Francesco si piegava alla narrazione ufficiale, o quando Giovanni Paolo II era funzionale alla lotta al Comunismo, erano sulle prime pagine e nei Tg di ogni giorno.
Oggi, invece, sembra regnare uno strano silenzio tra i marmi gelidi di San Pietro. Non è il silenzio della preghiera, quel sussurro leggero che sale verso le cupole; somiglia più al silenzio pesante di chi ha appena ricevuto uno schiaffo in pieno volto e non sa ancora se porgere l’altra guancia o cercare i denti per terra.
Robert Francis Prevost, oggi Leone XIV, ha smesso di fare il cagnolino delle élite occidentali e ha deciso di fare il diplomatico. Almeno lui.
Nei suoi recenti discorsi, il Papa ha dimostrato come l’Occidente sia malato di un’ipertrofia dell’aggettivo e di un’atrofia della sostanza.
L’Occidente è sempre più una dittatura. Ne siamo immersi fino al collo. Una dittatura che non usa i carri armati nelle strade – non ancora, almeno non qui, anche se altrove le forze di polizia somigliano a polizia di regime, come l’ICE – ma che ha schierato i carri armati dentro i nostri vocabolari.
È una tirannia soffice, profumata di lavanda e di buoni sentimenti, che ti stringe la gola con un guanto di velluto finché non smetti di respirare la verità per inalare solo l’ideologia di turno.
IL LINGUAGGIO COME CAMPO DI CONCENTRAMENTO DIGITALE
Leone XIV lo ha capito prima degli altri.
Mentre i governi si riempiono la bocca di “inclusività”, il Papa vede le recinzioni che vengono alzate intorno a chiunque osi ancora chiamare le cose con il loro nome.
Perché se la parola non coincide più con la cosa, la realtà evapora. E quando la realtà evapora, resta solo il potere. È sociologia elementare applicata a un mondo post-umano: se controllo il perimetro di ciò che puoi dire, controllo il perimetro di ciò che puoi pensare. Perciò controllo ciò che puoi fare ed essere. In pratica, ti impongo una dittatura.
Oggi, l’inclusione è diventata il meccanismo di esclusione più raffinato della storia moderna. È un gioco di specchi deformanti dove la tolleranza è obbligatoria, ma solo verso chi si omologa al coro. Chi dissente non è un interlocutore, è un guasto nel sistema, un errore 404 della morale corrente.
Il Papa ha denunciato questo sapore orwelliano non per nostalgia del passato, non per ricordare il fascismo e il nazismo, ma per terrore del futuro, visto un presente che somiglia molto a un secolo fa. Un futuro dove l’uomo è un algoritmo senza peccato perché non ha più le parole per definirlo, il peccato. O per definire la grazia.
Se l’uomo giusto e corretto è colui che non dissente, allora il dissenso non esiste più, non perché realmente non esiste, ma perché è imposto dalla dittatura di ritenerlo non normale, non adeguato, non giusto. Proprio come accade in qualsiasi dittatura del mondo.
E lo stiamo vedendo in Europa. Gabriele Nunziati è stato licenziato in Italia, non in Russia. Sigfrido Ranucci ha subito un attentato in Italia, non in Cina. I conti di Jacques Baud, ex ufficiale svizzero, sono stati chiusi in Europa, non in Corea del Nord. I conti di Frédéric Baldan sono stati chiusi in Europa, per aver criticato la Presidente della Commissione europea, non in qualsiasi altra dittatura nel mondo.
Senza dimenticare il green pass e le discriminazioni di stampo fascista e nazista, vissute in Italia, e senza dimenticare gli omicidi dell’ICE per le strade degli USA, non dell’Iran.
IL FERVORE BELLICO E L’ECONOMIA DEL SANGUE PULITO
Ma non è solo una questione di dizionari, di questioni irrisolte e di incoerenza. C’è dell’altro, ed è più cupo.
Leone XIV ha puntato il dito contro quel “fervore bellico” che sembra essere diventato l’ultimo gadget irrinunciabile delle cancellerie occidentali, per cui la guerra è tornata di moda, ma con un trucco di marketing, perché oggi non la chiamano più “guerra” bensì “esportazione di stabilità” o “difesa dei valori”, mentre le fabbriche d’armi macinano dividendi che fanno impallidire i sogni più bagnati di Wall Street.
Ok, qualcuno osserverà che, almeno, hanno il pudore di non definirla più “esportazione di democrazia” come sono state definite tutte le precedenti violazioni del Diritto internazionale da parte dell’Occidente, in Iraq, in Jugoslavia, in Libia, solo per citarne alcune.
Dal punto di vista dell’economia internazionale, siamo di fronte a un paradosso, perché l’Occidente predica la decrescita felice e la sostenibilità green, mentre investe miliardi nel modo più insostenibile possibile per l’ambiente: la distruzione fisica di territori e popoli con bombe, missili, carri armati, aerei. Sprigionano tutti soltanto vapore acqueo??!!
Forse, per salvare il pianeta, basterà che tu venda l’auto di vent’anni che ti ostini a non cambiare perché non hai i soldi, e acquisti una bella auto elettrica con cui ti sposti a malapena in periferia, non è funzionale alle tue esigenze, ma… chi se ne importa: a inquinare ci sono già missili e carri armati. Vorrai mica aggiungerci anche i tuoi interessi?!
Leone XIV vede questa schizofrenia.
Vede leader che firmano trattati sul clima con la mano destra e autorizzano l’invio di missili con la sinistra. E vede gli stessi leader firmare pacchetti di sanzioni alla Russia, perché viola il Diritto internazionale, e appoggiare Israele e Stati Uniti quando violano il Diritto internazionale. È una dittatura della coerenza apparente che nasconde un nichilismo pratico.
Se la realtà fosse un software, questo sarebbe un errore, un bug da risolvere.
L’OCCIDENTE ALLO SPECCHIO: UNA CIVILTÀ SENZA VOLTO
Il Papa ai diplomatici, in un suo recente discorso, non ha chiesto solo pace, ma onestà intellettuale. Ha chiesto di smetterla di truccare le carte. Perché se “pace” significa “prepararsi meglio al prossimo conflitto”, allora abbiamo già perso.
Se “libertà” significa “obbligo di aderire al pensiero unico”, allora la democrazia è solo un marchio registrato, un logo su una scatola vuota. O, peggio, un vestito da sfoggiare a Carnevale, per vestire un ruolo che non ci appartiene.
C’è una solitudine terribile in questo Papa, la solitudine che accumuna milioni di persone, quella di chi si ostina a usare la logica in un’epoca che si nutre di impulsi emotivi e di indignazione a comando, di stupidità manifesta e di incapacità di attivare qualcosa in più di un manipolo di neuroni tanto per fagocitare quanto ottriato dai media della propaganda.
Soltanto in pochi si rendono conto di come Leone XIV sia il professore che ti boccia perché non hai studiato la realtà, ma preferisce darti una possibilità di recupero prima che suoni la campana dell’ultima ora.
L’Occidente sta morendo di narcisismo semantico e perché sepolto dal dio danaro, unico vero leader al comando.
Se l’Occidente si specchiasse e ragionasse sull’ICE, su Nunziati, su Baldan, sul Venezuela, su Gaza, sul passato, non vedrebbe più il suo volto, ma solo la maschera di Carnevale con su scritto DEMOCRAZIA che ha deciso di applicarsi sul volto per sembrare più buono, più giusto, più inclusivo.
Nella speranza che nessuno, nemmeno un Papa, si accorgesse dell’inganno.


Dott. Pasquale Di Matteo
Giornalista freelance, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.





