IL TRAMONTO DELLE ALLEANZE E LA NUOVA FEBBRE DELL’ORO ARTICO

Il velo dell’ipocrisia occidentale è volato via.

Quella che per decenni abbiamo chiamato “Alleanza Atlantica”, descrivendola, con toni quasi mistici, come un baluardo di valori condivisi e di democrazia liberale, sta mutando pelle in qualcosa di molto più arido, cinico e, per certi versi, inevitabile.

Si sta dimostrando una finzione, tenuta in piedi da circostanze che andavano bene all’impero più forte, ma, ora che il giochino si è rotto, all’impero le cose non vanno più bene.

Donald Trump non è l’architetto di questo caos, non è certo solo lui il problema, perché la sua colpa, – o il suo merito, – è solo quella di aver accelerato questo processo, tradendo la finzione.

Quando Trump dichiara che senza gli Stati Uniti la NATO non incuterebbe alcun timore a Mosca e Pechino, non sta semplicemente “facendo il bullo”, ma sta enunciando una verità innegabile che l’Europa si ostina a voler ignorare.

Il potere non si delega, si esercita. E Washington ha deciso che il costo del mantenimento dello scudo europeo non è più bilanciato da un ritorno d’investimento accettabile.

IL CASO GROENLANDIA: NON È FOLLIA, MA ECONOMICA IMPERIALE

L’interesse americano per la Groenlandia viene spesso liquidato come una bizzarria da immobiliarista prestato alla politica, e io stesso ho definito Trump folle per questa pretesa, ma dietro c’è una logica ferocemente razionale che vale la pena analizzare.

La Groenlandia è la porta d’accesso al dominio americano sul pianeta.

Non stiamo parlando solo di una base missilistica d’avanguardia puntata verso la Russia, come è stato giustamente sottolineato già da altri, ma di un tesoro geologico che potrebbe spezzare il monopolio cinese sulle terre rare.

Trentasei milioni di tonnellate di ossidi di terre rare sono sepolte sotto quel ghiaccio che si scioglie.

Robotica, intelligenza artificiale, transizione energetica: nulla di tutto questo esiste senza il controllo di questi minerali. Mentre il Primo Ministro danese Frederiksen parla di “fine della sicurezza post-bellica”, gli advisor di Trump come Miller rispondono con una provocazione: su quale base la Danimarca rivendica il controllo di un territorio che non può difendere né sfruttare appieno?

La Groenlandia è l’ultimo grande “asset” rimasto sul tavolo e gli Stati Uniti sono pronti a comprarla, o a prendersela, perché sanno che chi controlla l’Artico controlla le nuove rotte commerciali che scavalcano il Canale di Suez.

NATO: L’ESERCITO DI CARTA DI UN’UNIONE DIVISA

La NATO, senza il Pentagono, non sarebbe altro che un ufficio di coordinamento per un esercito europeo che ancora non esiste, così come non esiste un’Europa, ma solo un’accozzaglia di paesi profondamente diversi tra loro per visione politica, sociale ed economia.

Gli allineamenti tattici hanno preso il posto delle alleanze ideologiche. Oggi posso essere tuo partner in un attacco ibrido alla Russia e tuo concorrente spietato sui dazi commerciali il giorno dopo. È il trionfo della transazione sul valore. E anche la morte della logica e della coerenza.

In questo scenario, l’Italia di Giorgia Meloni gioca una partita pericolosa, ma anche sottile. Essere considerata un “alleato affidabile” da Trump, in contrapposizione a una Francia e una Germania viste come “decadenti” o “inutili”, offre a Roma una rendita di posizione diplomatica con l’impero.

Tuttavia, questa affidabilità ha un prezzo: la dipendenza energetica da quell’impero.

Abbiamo sostituito il gas russo con quello americano, passando da una dipendenza politica a una transattiva. Il 60% del nostro GNL arriva dagli Stati Uniti e lo paghiamo fino a cinque volte più del gas russo.

In pratica, per colpa dell’incompetenza e della mancanza di visione dei leader europei, da alleati dell’America siamo diventati semplici clienti che non possono permettersi di cambiare fornitore.

La Russia viola il Diritto internazionale, dicevano. Ora che lo viola palesemente anche l’impero americano smettiamo di comprare gas e petrolio anche dagli USA? Per acquistarlo da chi?

E se continuiamo ad acquistarlo dagli USA, che violano il Diritto internazionale, perché non possiamo tornare a comprarlo da Putin?

L’ORA DEL DRAGONE E DEGLI ALTRI IMPERI

Mentre l’Occidente si interroga sui propri confini, Pechino osserva e attende. “Il tempo della Cina” non è soltanto quello che si sta disegnando all’orizzonte, ma è la realtà strutturale in cui siamo già immersi.

L’Artico, attraverso la Groenlandia, è il terreno di scontro dove si deciderà se l’America resterà l’egemone o se dovrà accettare un direttorio ristretto, uno spazio dove i grandi continenti si spartiscono le zone d’influenza sopra le teste delle vecchie nazioni.

La sicurezza è diventata un prodotto. Si compra, si vende, si scambia con materie prime o accesso ai mercati. L’idea che esista una protezione gratuita sotto l’ombrello americano è un’illusione ottica che sta svanendo, perché è esistita finché l’impero aveva il suo tornaconto.

Ora che non ha più niente in cambio, è crollato.

Il futuro non appartiene a chi ha ragione, ma a chi ha le risorse, le rotte e la forza militare di imporre il proprio prezzo. Proprio come accadeva nei secoli scorsi.

La Groenlandia è solo la prima voce di una fattura che l’Europa non è ancora pronta a pagare, ma che pagherà. In maniera bonaria o con l’uso della forza.

Per non pagarla, sarebbe necessario rivedere la posizione sull’Ucraina, riallacciare i rapporti con Mosca, mettendo in scacco Washington.

Ma per i leader europei significherebbe ammettere di aver fallito e dover preparare le valigie un attimo dopo.

Pubblicato da Executive Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan

La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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