CARACAS-TAIPEI: L’EQUAZIONE DEL NUOVO DISORDINE MONDIALE

L’ordine mondiale non è più garantito dal Diritto e dalle relazioni tra stati sovrani, ma è un organismo globalizzato dove un sussulto a Caracas provoca una contrazione a Taipei.

Non stiamo assistendo a crisi isolate, bensì a una ricalibrazione radicale di chi comanda sul pianeta, con gli USA che stanno facendo di tutto per non cedere lo scettro alla Cina.

Se osserviamo attentamente il teatro venezuelano e lo specchio d’acqua dello Stretto di Taiwan, appare chiaro che la Dottrina Monroe è tornata e non ha intenzione di fare prigionieri.

IL GIARDINO DI CASA E L’INTRUSO ORIENTALE

L’intervento statunitense in Venezuela, culminato nell’offensiva contro il regime di Maduro, segna il ritorno di una “Dottrina Monroe 2.0”. Washington ha smesso di guardare all’America Latina come a un fornitore di materie prime con cui era complicato fare affari e ha preferito prendersela con la forza, facendone un campo di battaglia infrastrutturale per future espansioni e guerre.

La Cina ha tessuto per anni una ragnatela di prestiti e stazioni spaziali, da Cuba alla Patagonia, sfidando l’egemonia storica degli Stati Uniti nel loro “giardino di casa”.

Pechino si trova oggi in una posizione scomoda. Il petrolio venezuelano, un tempo pilastro della strategia energetica cinese, rappresenta ormai solo una piccola frazione delle sue importazioni. Eppure, il debito miliardario accumulato da Caracas rimane un cappio al collo di Pechino.

Gli Stati Uniti, rubando il controllo della gestione petrolifera del sottosuolo del Venezuela, non mirano solo ai barili, ma a recidere i legami finanziari e logistici tra il Sudamerica e il Dragone. È una guerra di posizionamento spaziale e tecnologico.

TAIWAN E LA COMUNICAZIONE DELLO STRANGOLAMENTO

Mentre Washington si concentra sull’emisfero occidentale, Pechino risponde con la simbologia della forza nel Pacifico. Le recenti esercitazioni cinesi attorno a Taiwan non sono semplici manovre militari, ma veri e propri atti di comunicazione sociopolitica.

L’integrazione della Guardia Costiera nelle operazioni della Marina segnala un cambio di paradigma: la possibilità di un blocco navale “poliziesco”, presentato come una questione interna cinese.

Il messaggio è visivo e potente. Le mappe dello “strangolamento” pubblicate dai media cinesi, con Taipei circondata da manette simboliche, servono a demoralizzare la popolazione isolana e a testare la velocità di reazione americana.

Washington ricalibra la propria presenza, delegando fette di responsabilità ai partner regionali, ma Pechino sa che il tempo gioca a suo favore. La Cina non cerca necessariamente la distruzione, ma attende gli eventi e il momento giusto.

IL DILEMMA DEGLI ALLEATI: GIAPPONE E COREA DEL SUD

In questo scenario, gli alleati asiatici degli Stati Uniti non sono più semplici spettatori. Il Giappone sta uscendo dal suo guscio pacifista con una assertività che inquieta Pechino. Le dichiarazioni di Tokyo sulla difesa di Taiwan hanno scatenato la rappresaglia economica cinese, che ha risposto bloccando l’export di tecnologie e terre rare.

È un gioco d’azzardo: il Giappone dipende per il 60% dalle terre rare cinesi per la sua industria tecnologica. La geopolitica, qui, si trasforma in ricatti economici.

La Corea del Sud, invece, interpreta il ruolo del mediatore funambolico. La foto del presidente Lee che scatta un selfie con Xi Jinping utilizzando uno smartphone Xiaomi – lo stesso che Xi gli aveva regalato – è una lezione di sociologia della comunicazione e di capacità diplomatiche.

Dietro il sorriso di Lee e la battuta di Xi sulla “sicurezza del dispositivo”, si nasconde il bisogno disperato di Seoul di mantenere l’accesso al mercato cinese senza irritare l’alleato militare americano, sperando al contempo che Pechino tenga a bada l’imprevedibile Kim Jong-un.

TECNOLOGIA E LEGITTIMITÀ: IL VERO SOGNO DI XI JINPING

Perché Xi Jinping è così ossessionato dalla tecnologia?

Beh, non solo per i missili ipersonici, ma per la stabilità sociale interna.

Il Partito Comunista Cinese regge finché garantisce benessere e sicurezza a un miliardo e mezzo di persone.

L’intelligenza artificiale e la sovranità sui chip sono gli strumenti per evitare il declino demografico e mantenere il controllo sociale.

Xi Jinping non teme le portaerei americane tanto quanto teme il malcontento delle nuove generazioni cinesi, giovani stressati e ambiziosi che chiedono un futuro all’altezza di quel “Sogno Cinese” che ha già radicalmente trasformato la Cina degli anni in cui era officina dell’Occidente alla Cina superpotenza economica di oggi.

Per Pechino, l’unificazione con Taiwan è l’ultimo tassello della rinascita nazionale, un obiettivo che giustifica il rischio di una crisi globale.

Siamo entrati nel “Tempo della Cina”, ma è un tempo scandito da incognite profonde.

La sfida tra Pechino e Washington non è una replica della Guerra Fredda, ma un conflitto fluido in cui le merci, i debiti e i selfie pesano quanto le testate nucleari. Forse di più.

C’è da chiedersi quanto il sistema globale potrà restare in tensione prima di spezzarsi definitivamente e far scoppiare la più grande e devastante guerra planetaria della storia.

Dott. Pasquale Di Matteo

Giornalista freelance, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo, Analista di Geopolitica | Critico d'arte internazionale | Vicedirettore di Tamago-Zine

Professionista multidisciplinare con background in critica d’arte, e comunicazione interculturale, geopolitica e relazioni internazionali, organizzazione e gestione di team multiculturali. Giornalista freelance, scrittore, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

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