Afghanistan, Cambogia, Russia, Iran, Cina, Corea del Nord, Laos, Turkmenistan, Uzbekistan, Bahrain, Qatar, Yemen, Arabia, Siria, Etiopia, Eritrea, Guinea Chad, Burundi, Togo, Sudan, Bielorussia… nel mondo sono più o meno sessanta.
Sono paesi che noi consideriamo dittature.
Ebbene, secondo la storiella che ascoltiamo da giorni, gli Stati Uniti, che sono bravi e sono gli sceriffi del mondo, andranno a liberare tutte le popolazioni da queste dittature?
Ovviamente no. Non gliene importa un fico secco delle dittature, così come non è mai esistito alcun interesse per la popolazione venezuelana.
Anche perché, le prime vittime degli embarghi sono sempre i popoli.
Provate a porvi una domanda: come sarebbe il livello dell’economia americana, se gli USA non potessero vendere il loro petrolio, le loro auto e le loro armi a mezzo mondo che li mettesse sotto sanzione?
Dalla risposta, potrete intuire perché le popolazioni venezuelane, cubane e di altre nazioni sotto sanzioni spesso sono alla fame. Non sono i governi in sé ad affamarle, né è colpa sempre e solo delle loro strategie politiche.
Infatti, nelle mire dell’impero americano, ora non ci sono altri dittatori, ma la Groenlandia e l’Iran, e non per motivazioni legate ai loro governi, bensì per le materie prime nei loro sottosuoli e per motivi geopolitici.
Inoltre, è ovvio che liberare un popolo da una dittatura sarebbe auspicabile, ma chi lo deve liberare e in nome di quale diritto?
Di certo, non esiste alcuna norma di nessun diritto che concede a una sola nazione questo diritto.
Per di più, il principio di non ingerenza è stato creato proprio per evitare che vi siano sceriffi nel mondo.
Ora, chi fa finta di non capire, dimentica questo grande principio e le norme del diritto internazionale, che vietano espressamente a chicchessia di violare la sovranità nazionale di altri.
Non sussiste nemmeno la favola della legittima difesa, in quanto si può affermare solo in caso di attacchi militari ai danni della nazione che decide di difendersi, ma non esistono episodi di attacchi militari venezuelani ai danni degli Stati Uniti.
È giusto che i Venezuelani si siano liberati di Maduro?
Beh, per buona parte del popolo venezuelano, probabilmente sì. Anche se solo una legittima elezione potrà dirlo con chiarezza, al di là delle propagande, delle fazioni e delle divisioni interne. Ma si devono liberare loro, non li deve liberare una nazione straniera, senza alcun mandato ONU.
Al limite deve essere proprio l’ONU che interviene e libera la popolazione, perché altrimenti gli Stati Uniti, per dimostrarci che sono veramente bravi e non lo hanno fatto per il petrolio, per colpire indirettamente la Cina e per tutelarsi in caso della chiusura dello stretto di Hormuz, dovrebbero correre a liberare la popolazione di queste altre 60 nazioni.
Tanto è facile, no? Lo ha detto Trump. La loro unità di élite non ha subito perdite, mentre le guardie del corpo di Maduro sono morte tutte.
Il vero problema è che il controllo della linea petrolifera in Venezuela sarà preso dalle aziende americane. Quelle stesse aziende che il governo venezuelano aveva cacciato dal Paese.
Dalla metà degli anni Settanta in poi, il Venezuela ha liberato il proprio Paese dalle Corporation Americane che si occupano di petrolio. Hanno fatto miliardi di investimenti e questa cosa agli americani non è mai piaciuta.
Quindi è arrivato Trump, che se ne frega delle regole e del Diritto Internazionale, e si è ripreso il petrolio del Venezuela, il più grande giacimento del mondo, anche se per farlo ha dovuto rapire Maduro, contando sul fatto che gli occidentali siano una massa di ignoranti che non conoscono il diritto e hanno il suo stesso senso etico della giustizia e della dignità umana.
Tuttavia, se il principio è che gli Stati Uniti si possono riprendere ciò che vogliono, in base allo stesso principio, la Russia potrebbe riprendersi paesi che appartenevano al blocco URSS o gli asset bloccati dagli europei, e, perché no, l’Italia potrà pretendere la Corsica, l’Istria e la Dalmazia.
La liberazione di un popolo da una dittatura si festeggia, ma solo quando non finisce sotto un’altra dittatura travestita da poliziotto buono. E non deve essere l’America che decide quando un dittatore è giusto e quando è sbagliato.
E non si può accettare che una nazione si autoproclami sceriffo del mondo, quando il suo presidente invita alla Casa Bianca criminali su cui pende un mandato di cattura internazionale, come Putin e Netanyahu.
Forse i più giovani non lo sanno, ma la Democrazia Cristiana governò per decenni, in Italia, grazie alla strategia della tensione alimentata proprio dagli USA, senza dimenticare i vari golpe finanziati e gestiti dagli stessi Stati Uniti in America meridionale, per cacciare governi che non piacevano a Washington.
Ma sono certo che Trump si è sbagliato quando ha citato la Groenlandia: intendeva dire Cambogia, Russia, Cina, Sudan, Togo… e le altre sessanta dittature.
D’altronde, il suo predecessore salutava amici immaginari e ringraziava il presidente ucraino, Putin, perciò gli abbagli capitano da quelle parti.
Sarà il cibo, o forse l’aria.
Quindi, ci scopriremo tutti più felici, in un mondo liberato dalle dittature, dove tutti saremo fratelli grazie all’America, buona e santa.
Il petrolio del Venezuela sarà gestito da aziende venezuelane, senza alcun interesse americano.
Allora, saremo costretti tutti a chiedere scusa a Trump, lo sceriffo del mondo, l’Unto del Signore che ci salverà, conducendoci tutti nel Regno dei Cieli, la cui capitale sarà Manhattan.
Là, dove luccicano i petroldollari e la pace è garantita dalla santità delle più floride fabbriche di armi del mondo.


Dott. Pasquale Di Matteo
Giornalista freelance, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.






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