Diciamoci la verità: se dieci anni fa ci avessero detto che ci saremmo svegliati oggi in un mondo dove la geografia è diventata un’estensione della follia del potente di turno e il diritto internazionale un menu à la carte, avremmo riso a crepapelle.
Negli ultimi quattro anni, le cancellerie europee hanno eretto un altare alla sovranità nazionale e al diritto internazionale, trasformando l’inviolabilità dei confini in una nuova religione, necessaria per giustificare il massiccio sostegno a Kiev contro la Russia.
Abbiamo imparato a memoria il dogma: nessuno può spostare le frontiere con la forza nel nuovo millennio, perciò Putin è un tiranno che va fermato.
Tutto giusto, se non fosse che poi, improvvisamente, il copione è cambiato, ma solo per l’attore protagonista. Ed è qui che son cascati gli asini.
IL VENEZUELA E IL COPIONE DELLA LIBERAZIONE
L’operazione militare in Venezuela non è arrivata a ciel sereno, ma è stata preceduta da una coreografia di soffocamento, un assedio invisibile fatto di codici bancari bloccati ed embarghi, volto a ridurre una nazione allo stremo per poi incolpare il governo.
La sociologia della comunicazione ci insegna che per vendere una guerra bisogna prima fabbricare la disperazione per portare i popoli alla rivoluzione e, in questo, gli americani sono maestri.
Se strangoli un popolo per anni, l’arrivo dei tuoi carri armati non sarà percepito come un’invasione, ma come una benedizione cinematografica a tutti quelli che non conoscono la storia e non si informano.
È l’alchimia del potere: trasformare l’aggressore nel paramedico della democrazia.
Tuttavia, l’incoerenza brucia. Se il diritto internazionale è un monolite, quando è sbandierato in faccia a Putin, non può sgretolarsi solo perché l’invasione dura poche ore anziché anni e l’aggressore ha la bandiera a stelle e strisce come gli eroi dei film hollywoodiani.
La velocità di un crimine non ne cambia la natura giuridica.
Eppure, osserviamo una fanteria digitale di commentatori, i più senza alcun titolo accademico per parlare di geopolitica, una marea di eroi da tastiera senza alcuna conoscenza delle più elementari norme del diritto internazionale, pronti a difendere l’indifendibile, esternando una serie infinita di sciocchezze prive di fondamenta giuridiche; una pletora di sfigati che esultano per il “colpo di mano” americano mentre ancora condannano quello russo.
Perché si sa, un frustrato ha gravi problemi cognitivi. E qui si tratta addirittura di una grave dissonanza cognitiva di massa.
FACCIAMO UN RIPASSO VELOCE PER CHI NON CONOSCE IL DIRITTO E CONFONDE UN RAPIMENTO PER UN ARRESTO
1. L’azione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela è legittima secondo le leggi internazionali che regolano gli Stati di diritto?
No.
Perché?
Perché l’art. 2, par. 4, della Carta delle Nazioni Unite vieta l’uso della forza contro uno Stato sovrano, salvo legittima difesa o autorizzazione del Consiglio di Sicurezza.
2. Può essere giustificato come legittima difesa il rapimento di Maduro?
Assolutamente No. Perché, secondo la Corte Internazionale di Giustizia (Nicaragua, 1986; Oil Platforms, 2003), la legittima difesa richiede un attacco armato imputabile allo Stato colpito, non minacce indirette o fenomeni criminali transnazionali. Non esistono notizie di azioni armate dirette del Venezuela contro gli USA. Pertanto la risposta è No, l’azione degli USA non può essere giustificata come legittima difesa.
3. La natura autoritaria del regime venezuelano e i problemi del popolo cambiano qualcosa? Può definirsi arresto il rapimento di Maduro?
Assolutamente No. Perché il diritto internazionale non consente l’uso unilaterale della forza contro governi ritenuti illegittimi o repressivi, se non con un mandato delle Nazioni Unite.
4. La violazione degli USA riguarda anche noi?
Sì. Perché se il divieto dell’uso della forza diventa selettivo, cessa di essere diritto. E chiunque può sentirsi in dovere di sollevare presidenti ritenuti indegni di governare. A cominciare da Trump, che non rispetta le norme del diritto, e dai leader europei, che lo giustificano, diventando complici della violazione, pertanto potenzialmente pericolosi per il resto del mondo, che potrebbe decidere di “arrestarli” con i medesimi pretesti.
Tuttavia, il tifo ha sostituito l’analisi, gli idioti sono i nuovi statisti e la coerenza è diventata un fardello per chi vuole solo sentirsi dalla parte dei “buoni”. Nella curva di chi vince.
Per chi ha nel DNA tanta angoscia e voglia di sopraffare l’altro, di imporre il proprio pensiero, di gonfiare il petto.
Una massa ignorante che legge le castronerie di sfigati che per anni hanno raccontato panzane prive di senso su sanzioni dirompenti, pale ottocentesche, muli, carriole, microchip smontati dai tiralatte, controffensive risolutive, armi decisive, cavalli e altre buffonate da ricovero urgente in psichiatria, visto quanto certificato dal tempo e dai fatti, che, puntualmente, hanno polverizzato ognuna di queste panzane.
LA GROENLANDIA E IL NUOVO ATLANTE DELL’ASSURDO
Mentre Caracas brucia sotto la retorica del narcotraffico, una delle più clamorose fake news mai inventate dalla CIA, per cui sbianca persino quella delle armi chimiche di Saddam, lo sguardo di Washington si sposta verso il bianco dell’Artico.
La rivendicazione della Groenlandia, basata su giustificazioni storiche che definire fragili sarebbe un complimento all’archeologia, segna il punto di non ritorno.
Sentire un leader mondiale reclamare un territorio europeo citando la presenza di antiche navi è il segnale che siamo entrati nell’era della post-logica ed è la conferma che, più sparano idiozie, più sembrano trovare proselitismo.
Secondo tali idiozie, l’Italia potrebbe pretendere gran parte dell’Europa perché gli antichi Romani avevano conquistato quei territori secoli fa. I nativi americani, popolo sterminato dai soliti buoni che se ne infischiano da sempre delle norme e del diritto, dovrebbero cacciare a pedate l’uomo bianco da gran parte degli attuali territori USA.
Qui non si tratta di compravendita immobiliare tra nazioni, ma dell’erosione del paradigma di Westfalia applicata a un alleato NATO. Anche se, a giudicare dalle castronerie scritte da tanti, dubito che abbiano mai studiato a cosa portò la pace di Westfalia e perché.
Dov’è la fermezza di Bruxelles? Dov’è la spavalderia in difesa del diritto internazionale?
Dove sono le “parole da statista” di Macron, di Mattarella, di Meloni, “fino all’ultimo ucraino”, “difesa del diritto”, “ritiro dai territori conquistati”, “pace giusta”?
Dove sono i tanti pacchetti di sanzioni agli aggressori e gli aiuti e le armi agli aggrediti?
Il silenzio della Commissione e dei principali governi dell’Unione non è una confessione di impotenza. È la dimostrazione che l’Europa non possiede una bussola etica, ma solo un guinzaglio militare che la lega a Washington. I leader europei sono come barboncini di Trump, a cui è consentito fiatare solo per dire ciò che sta bene al padrone, altrimenti niente crocchino e in punizione con dazi e blitz militari.
Ora che la minaccia alla propria integrità territoriale arriva dall’alleato egemone, la sovranità europea si scioglie come i ghiacci di Nuuk, dimostrando il reale valore di Roma, Berlino, Parigi e Bruxelles. Il nulla elevato alla potenza zero. E dove sono le Kallas o la Polonia che invocano l’Art 5 anche solo per un drone non identificato?
IL COSTO SOCIOLOGICO DELLA GENUFLESSIONE
Questa asimmetria morale ha un costo altissimo.
Stiamo comunicando al resto del mondo che i nostri valori sono solo strumenti retorici per colpire i nemici, quando ci fa comodo o quando ce lo ordina il padrone, e non sono affatto principi universali da rispettare.
Se armiamo l’Ucraina in nome della libertà, la logica formale imporrebbe di armare chiunque subisca una violazione della propria sovranità, anche se l’invasore parla inglese e ha basi militari in casa nostra. Altrimenti significa solo essere complici e in guerra con una parte o con l’altra, non certo custodi del Diritto.
Perciò, non siamo altro che buffoni, sfigati ancorati alla giacchetta del picciotto più potente, che tremano se solo al picciotto più potente scappa un peto.
Ovviamente, i leader europei non armeranno mai la Danimarca né la Groenlandia e non imporranno sanzioni agli USA. Vuoi mettere?
Così come non armeranno il Venezuela, perché del diritto internazionale non interessa una beata fava a nessuno ed era solo uno strumento da usare per giustificare le armi a Kiev e il riarmo. Ora è certificato senza ma e senza se.
Preferiamo la genuflessione. Preferiamo etichettare come “eretico” o “filo-nemico” chiunque osi far notare che le vesti di chi consideriamo buono sono identiche a quelle che abbiamo appena finito di condannare altrove.
Il rischio è che, a forza di gridare alla democrazia mentre avalliamo l’imperialismo americano, la parola stessa perda ogni significato, lasciandoci in un deserto semantico dove conta solo chi urla più forte, solo chi consideriamo amico, e, soprattutto, chi possiede più testate nucleari.
Proprio come noi di Tamago sosteniamo da sempre, l’Occidente ha gravissimi problemi di coerenza, mentre gli sfigati delle pale e dei muli ci davano dei putiniani, gli stessi che ora non sanno cosa dire contro i crimini americani o cercano difese per cui chiunque abbia superato anche solo un esame di diritto ha violenti conati di vomito.
IL TRAMONTO DEI PREDICATORI
L’Occidente sta vivendo il suo crepuscolo morale per eccesso di ipocrisia.
Mentre i leader europei festeggiano la caduta di dittatori sgraditi tramite interventi esterni, ignorano che stanno scavando la fossa alla loro stessa autorità futura e anche alla coerenza per quanto sostenuto per quattro anni.
E la coerenza non è un lusso, ma è la base del consenso internazionale. Senza, restano solo la forza e il tifo da stadio, un cocktail pericoloso che storicamente non ha mai portato a una pace duratura.
Il mondo ci osserva e trema. Perciò, come già spiegato in un precedente articolo, tutti correranno all’atomica, per avere una deterrenza contro il comportamento mafioso dell’America e del suo clan.
Se la domenica parliamo di anima, di valori dell’Europa e del diritto internazionale, poi il lunedì brindiamo all’ultima aggressione di una nazione sovrana perpetrata dagli USA, non solo non siamo credibili, ma appariamo soltanto come leccapiedi del mafioso che riteniamo più forte.
La storia, però, non dimentica i doppi standard; li registra e, prima o poi, presenta il conto.
Anche perché, chi si comporta come mafioso, prima o dopo, viene fatto fuori da una famiglia più forte e più crudele.
È solo questione di tempo. Sia per chi fa, sia per chi tifa.

Dott. Pasquale Di Matteo
Giornalista freelance, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.






Una opinione su "IL TRAMONTO DELL’AUTORITÀ MORALE OCCIDENTALE E L’EUROPA AL TAPPETO"