COME CAMBIA IL MONDO DOPO L’AGGRESSIONE USA AL VENEZUELA

Putin non è più un despota. Non è più un folle.

Sono parole di Giorgia Meloni. Beh, certo, non ha citato Putin e non ha espresso il concetto proprio come ho scritto io, ma, indirettamente, ha avallato le teorie dello Zar, quando ha affermato che l’aggressione americana al Venezuela è stata un’azione difensiva legittima.

È ciò che dice Putin da quattro anni dopo l’aggressione all’Ucraina. E non si capisce perché dovrebbe essere legittimo per Trump e non per Putin.

Ora, al di là delle parole del nostro Presidente del Consiglio, che coprono di ridicolo lei, il governo e, ahinoi, anche gli italiani che le hanno dato fiducia, è lampante il cortocircuito e la mancanza di conoscenza del diritto dei leader occidentali.

IL VERO VOLTO DELL’AMERICA E LA MORTE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Fino a ieri, in nome di una presunta moralità superiore, di una democrazia liberale diffusa e di altre panzane che già la storia ha più volte polverizzato, l’Occidente attaccava la Russia e chiunque provasse a spiegarne le ragioni ricordando la Storia degli ultimi trent’anni della NATO e dell’Europa.

Oggi, tutto crolla miseramente.

Trump ha dimostrato al mondo che è legittimo perfino rapire il presidente di una nazione sovrana e deportarlo, se non piace o se la sua politica non è funzionale agli interessi di una superpotenza.

Soprattutto quando quella nazione detiene il più grande giacimento di petrolio del mondo e una quantità immensa di materie prime indispensabili per competere nelle nuove tecnologie, a cominciare dall’AI, e quando il suo presidente ha cacciato fuori dal Paese le aziende straniere.

Ma non è sono solo le materie prime del Venezuela il motivo dell’azione di guerra che ha portato al rapimento di Maduro.

Il vero obiettivo era la Cina, che è il primo acquirente di quel petrolio e di quelle materie prime, e che, proprio in Venezuela, aveva la testa d’ariete nel continente americano.

Quella di Trump, dunque, è una mossa che ha il sapore di un primo passo per una futura guerra alla Cina, per ora solo di nervi e di situazioni geopolitiche.

Ora, Maduro era un dittatore, un uomo che ha spinto ala fame il suo popolo, ma non esiste alcuna norma giuridica che consenta a chicchessia di bombardare una capitale per rapire quel dittatore senza uno straccio di mandato della CPI e/o delle Nazioni Unite.

Perciò, quanto fatto dagli USA è un atto criminale senza se e senza ma. Almeno fino a quando verrà ritenuto tale quanto fatto dalla Russia fino a oggi in Ucraina.

Anche perché il rapimento di Maduro potrebbe ripetersi domani con Zelensky, a questo punto, visto che altri possono farlo, mentre Meloni approva e i colleghi europei restano prudenti.

Anche se, in quel caso, sono convinto che ritroverebbero la voce i vari leccapiedi della propaganda di quella tiritera dell’aggressore e dell’aggredito che oggi stanno in silenzio o al più balbettano.

Ancora una volta, si verificano corrette le analisi che avevamo fatto noi di Tamago in merito alla geopolitica. Le superpotenze atomiche dettano le regole del gioco e agli altri resta solo da tifare pro o contro.

Nel caso della Russia, si tifa contro, perché l’imperatore Biden aveva ordinato questo all’Europa, che è solo una succursale degli Stati Uniti e può esercitare soltanto il ruolo che le consente Washington. Oggi lo scettro dell’impero d’Occidente è passato a Trump, ma il tifo e le condizioni non cambiano.

Gli stessi atti contrari alle più elementari norme del Diritto internazionale le compie proprio l’America, ma Meloni parla di “azione di difesa legittima.” Non si sa in base a quale diritto ella abbia studiato chissà in quale bar rionale, ma è riuscita davvero ad affermarlo.

D’altronde, l’Italia è la più grande succursale americana, con più basi e soldati americani che idee politiche sul proprio territorio.

I suoi colleghi europei balbettano e invitano alla prudenza; perfino Macron ha perso la sua baldanza che più volte aveva sfoggiato contro Putin, dopo che Trump ha inventato la nuova balla per giustificare un crimine: dopo le armi chimiche di Saddam, ecco il narcotraffico.

Anche se non ci crede nemmeno lui, visto che ha appena graziato l’ex presidente honduregno Hernandez, condannato negli Usa a 45 anni per un mega-traffico di cocaina e visto che le droghe che giungono negli USA dal Venezuela sono solo una percentuale quasi insignificante.

E non regge nemmeno la scusa della dittatura o dei venezuelani che festeggiano. In primo luogo, perché per tanti che festeggiano, ce ne sono altrettanti che non festeggiano affatto. In secondo luogo perché non esiste alcuna norma di Diritto che consenta di colpire con un’azione militare un governo sovrano, quand’anche dittatoriale.

Resta solo da sperare che in Italia non si scopra mai un grande giacimento di gas, di petrolio o di terre rare e che il governo non intenda estromettere le aziende straniere. In quel caso, il Premier, di FDI, del PD o di altra forza, potrebbe essere rapito dalle BR o direttamente dagli USA, come si evince dai fatti.

Ma c’è da credere che, anche in quel caso, ci sarebbe qualche leccapiedi della propaganda pronto a scrivere che l’America ha ragione e qualche pagliaccio della politica pronto ad affermare che si tratta di un’azione di difesa, in cambio di una carezza e di un croccantino in più gettato dall’impero d’Occidente.

Ebbene, resta il crimine compiuto dagli USA. Almeno per chiunque abbia anche solo una minima conoscenza del Diritto internazioanle.

Anche perché, non è certo Trump che può arrogarsi il diritto di stabilire cosa sia una dittatura e chi sia dittatore, visto che il suo Paese voleva infliggere 170 di carcere a un giornalista reo di aver compiuto il suo lavoro, svelando anche tanti crimini dei marines.

Senza dimenticare le aggressioni a diversi paesi sovrani, le azioni di guerra compiute dall’esercito e dalla CIA in mezzo mondo, spesso senza mandato internazionale, senza alcun rispetto per il Diritto e inventandosi di sana pianta documenti e situazioni pericolose. Come le armi chimiche di Saddam, già ricordate poco sopra.

E, comunque, non esiste alcuna norma di Diritto internazionale che dia agli USA o a chicchessia la legittimità di un’azione di aggressione e di rapire il presidente di una nazione sovrana, quand’anche fosse un dittatore, senza un mandato.

IL MONDO VERSO LA TERZA GUERRA MONDIALE

Ma cosa accadrà adesso, visto che tutto ci riporta a Gheddafi e a Saddam?

Visto che tutto ci riporta a decisioni scellerate dell’Occidente che hanno portato a stagioni di sommosse e guerre civili e di instabilità mondiale?

E, dopo l’aggressione dell’America al Venezuela, subentra un pericolo ancora maggiore. Perché tutto il mondo ha capito che è in pericolo per le mire espansionistiche e di controllo del pianeta esercitate degli Stati Uniti.

Prima di quest’atto criminale degli USA, c’erano la Russia che aggrediva l’Ucraina, la Cina con il fiato sul collo di Taiwan e i crimini di Israele a Gaza, in Iran e in Cisgiordania.

L’Occidente era visto come ambiguo e pericoloso, ma ancora come una regione governata dal Diritto internazionale, anche se non era in grado di incriminare criminali del calibro di Putin e di Netanyahu.

Anzi, Trump, che parla di arresto del criminale Maduro, mai giudicato e mai condannato da nessun tribunale internazionale, ha più volte invitato alla Casa Bianca Netanyahu, un criminale vero, su cui pende un mandato di cattura internazionale.

Nel mondo, tanti avevano dimenticato le azioni criminali degli USA in Iraq, quando, per invadere quel Paese sovrano e mettere le mani sul suo petrolio, inventarono la balla delle armi chimiche di Saddam Hussein. Avevano dimenticato anche i bombardamenti sul Kosovo, senza alcun mandato internazionale. Bombardamenti illegittimi a cui partecipò anche l’Italia, al cui governo c’erano D’Alema e Mattarella.

Chissà come mai, Mattarella sembra avere un talento esasperato nel scegliere sempre la parte sbagliata della Storia.

Tuttavia, fino a l’altro giorno, gli USA erano visti come una sorta di anomalia dell’Occidente, non proprio come una minaccia esistenziale, se non per alcune nazioni, come la Corea del Nord, per esempio.

Oggi, dopo l’aggressione al Venezuela, invece, cambiano gli scenari.

Tutte le nazioni diventano possibili bersagli degli USA se non attuano politiche che piacciano a Washington o se impongono azioni commerciali che cozzino con gli interessi delle aziende americane. Proprio come ha fatto Maduro, che ha allontanato dal Venezuela le aziende straniere, impedendo agli americani di mettere le mani sul più grande giacimento di petrolio del mondo.

Ma perché Trump non attua azioni di guerra dirette contro Mosca, contro la Cina o contro la Corea del Nord?

Semplice: perché hanno armi atomiche in grado di colpire gli USA.

La Russia è la più potente superpotenza atomica sul pianeta, la Cina conta almeno 300 missili nucleari – ma un calcolo ufficiale e certo non esiste, perciò potrebbero essere molti di più, inoltre ha un esercito infinito e un livello di tecnologia bellica eccellente.

La Corea del Nord ha già mostrato più volte i suoi missili atomici in numerosi esperimenti.

GLI USA CAUSANO IL BOOM DELLE ARMI ATOMICHE

L’attacco al Venezuela getta il mondo in una stagione dell’arma nucleare, perché ogni nazione che si senta minacciata dagli USA correrà a produrne per avere una deterrenza contro l’impero a stelle e strisce, che sembra capire solo il linguaggio della forza.

Ma quelle armi potrebbero essere utilizzate anche per dare sfogo a velleità di conquista di nazioni finora relegate ai margini, gettando il mondo nel caos atomico. Tutto per colpa degli USA, della loro avidità e dalla complicità dei loro vassalli europei, a cominciare dall’Italia.

Negli Stati Uniti, cambiano i presidenti, cattolici, democratici, repubblicani, bianchi o neri che siano, ma l’unico linguaggio che l’impero americano comprende è quello militare.

E chi non volle usare solo quel linguaggio, nel 1962, fece una brutta fine un anno dopo. Tranquilli, fu solo una coincidenza. A uccidere Kennedy è stato un folle castrista. La Terra è piatta, è il Sole a girarle intorno, ed è Babbo Natale a lasciare i doni sotto l’albero.

L’impero americano è governato da un’élite di potere che proprio nelle armi e nel controllo della geopolitica fonda le proprie ricchezze e i proventi più sostanziosi. Senza guerre, l’intera struttura economica degli USA crolla.

Così come gli USA non hanno alcun interesse per norme democratiche e per l’uguaglianza sul pianeta, perché si sentono i padroni della Terra, come testimonia anche il loro grande apparato di propaganda dei film di Hollywood, dove persino gli alieni cercano un contatto con il presidente americano e con nessun altro, proprio per veicolare l’idea che persino per l’universo i sovrani del mondo sono gli americani. (Vedi Independence Day)

Dunque, l’aggressione americana al Venezuela è un atto di guerra che legittima quella all’Ucraina della Russia e le mire della Cina su Taiwan, ma, al tempo stesso, spinge moltissime nazioni a correre verso le armi atomiche per difendersi dall’impero americano e dalla falsità dell’Occidente, sempre più palese quanto pericolosa per la stabilità dell’intero pianeta.

Oggi più che mai, dunque, diventa indispensabile saper leggere la geopolitica e conoscere la storia, uniche reali difese contro la deriva che ci sta sparando come proiettili verso la terza guerra mondiale.

Che sarebbe anche l’ultima della storia dell’umanità.

Dott. Pasquale Di Matteo

Giornalista freelance, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo, Analista di Geopolitica | Critico d'arte internazionale | Vicedirettore di Tamago-Zine

Professionista multidisciplinare con background in critica d’arte, e comunicazione interculturale, geopolitica e relazioni internazionali, organizzazione e gestione di team multiculturali. Giornalista freelance, scrittore, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

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