LA GEOPOLITICA DEL DEBITO E LA DISTRAZIONE ITALIANA

Come si spiega a un cittadino italiano che aspetta mesi per una tac che i fondi per la difesa sono “urgenti e illimitati”, mentre quelli per la sanità sono “compatibili con i vincoli di bilancio”?

Sarà un problema per la coalizione che tiene in piedi Giorgia Meloni, perché, mentre il mondo osserva la situazione in Ucraina con il fiato sospeso, in attesa di un accordo, tra i corridoi ovattati di Bruxelles si sta consumando un dramma che ridefinisce il concetto di sovranità e persino la priorità sociale.

Un dramma a cui l’Italia ha scelto di partecipare.

Da un lato, l’Europa sceglie la via del debito comune per armare prolungare la guerra; dall’altro, l’Italia arranca in una legge di bilancio che oscilla tra il tragico e il grottesco.

Il risultato è un’asimmetria comunicativa e una perdita di valori che merita un’analisi profonda, senza sconti.

IL PREZZO DELLA PACE E IL PARADOSSO DEGLI ASSET

Il Consiglio Europeo, alla fine, ha partorito il suo “compromesso”: 90 miliardi di euro in prestiti a tasso zero. Una dichiarazione di intenti finanziata attraverso Eurobond, ovvero debito che graverà sulle generazioni a venire.

90 miliardi che l’Ucraina non potrà restituire, visto che è finanziariamente al tappeto e tenuta in vita artificialmente da questi “prestiti”.

La decisione di accantonare l’uso diretto degli asset russi immobilizzati, circa 200 miliardi di dollari, è giunta dopo che alcuni paesi hanno puntato i piedi, manifestando la paura che il sistema finanziario occidentale potesse perdere la sua aura di “porto sicuro”.

Immagine che scricchiola comunque per il solo fatto che von der Leyen e altri abbiano potuto pensare di compiere un furto e farla franca.

Confiscare i beni di una banca centrale straniera, per quanto di un Paese aggressore, significa infrangere un tabù che scatenerebbe un esodo di capitali dai mercati europei, perché nessuno si fiderebbe più dell’Europa.

Tuttavia, il costo della voglia di trovare a tutti i costi soldi per la guerra ricade direttamente sulle spalle dei cittadini europei e dei loro figli.

Per l’Italia, la quota di garanzia su questo debito bellico potrebbe superare i 10 miliardi di euro, una mezza finanziaria.

Perciò, ribadisco: come si spiega a un cittadino italiano che aspetta mesi per una tac che i fondi per la difesa sono “urgenti e illimitati”, mentre quelli per la sanità sono “compatibili con i vincoli di bilancio”?

Anche perché la retorica del “soldi oggi o sangue domani” è un’arma a doppio taglio che rischia di recidere il legame di fiducia tra istituzioni e popolo. Anche perché suona come “condizionatori o pace?”, il cui valore l’abbiamo visto tutti.

L’AMNESIA DEL MINISTRO E IL TEATRO DELLE PENSIONI

Se Bruxelles non spicca per lungimiranza e per scelte responsabili, a Roma la scena si fa anche più confusa.

Abbiamo assistito allo spettacolo surreale di un Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che sembrava ignorare i dettagli di un emendamento cruciale sulle pensioni uscito dal suo stesso dicastero, come se non avesse idea di cosa stia partorendo. Come chi guida a fari spenti.

La stretta sulle pensioni anticipate rimane un nervo scoperto. Nonostante le correzioni di facciata, il 75% dei tagli è ancora lì, a pesare su chi ha costruito il Paese con decenni di contributi. Tagli alle pensioni per finanziare la guerra in Ucraina.

Mentre si discute di sacrifici, il Presidente del Senato organizza concerti di Natale e si blindano le vacanze parlamentari, in una dissonanza cognitiva che alimenta il populismo più becero, ma che ha radici in una gestione della cosa pubblica che ha smarrito la bussola della realtà quotidiana da un pezzo, almeno dal governo Monti in avanti.

VENDERE LA BELLEZZA MENTRE IL FUTURO BRUCIA

In questo scenario, l’evoluzione della campagna “Open to Meraviglia” appare come l’emblema perfetto dell’estetica della distrazione.

La Venere di Botticelli che si trasforma in una modella in carne ed ossa per promuovere i borghi italiani è un’operazione che rasenta il kitsch istituzionale.

Si investono centinaia di migliaia di euro per “estetizzare” il declino, cercando di vendere un’immagine di perfezione a un Paese che fatica a garantire i servizi minimi e non arriva alla terza settimana del mese.

Il turismo è certamente una risorsa, ma non può essere l’oppio dei popoli e non può reggere un sistema che alimenta guerre, quando non ha ospedali adeguati a garantire tempi d’intervento di una nazione civile.

Non si può compensare la perdita di potere d’acquisto e la precarietà lavorativa con un post su Instagram o su X. La bellezza dell’Italia è un patrimonio che va difeso con infrastrutture e dignità sociale, non con un marketing per tinteggiare un muro che cade a pezzi.

VERSO UN ORIZZONTE DI INCERTEZZA

Siamo di fronte a un bivio. L’Europa ha scelto la via bellica attraverso la leva finanziaria, un esperimento senza precedenti che potrebbe portarci verso un’integrazione forzata o a un collasso del consenso.

L’Italia, dal canto suo, deve decidere se essere un attore consapevole di questo processo o un semplice spettatore che subisce le decisioni altrui, mentre si perde in beghe condominiali sulla riforma degli amministratori.

Zelensky avverte che senza sostegno il Paese non sopravvivrà. L’Occidente risponde ipotecando il proprio futuro economico.

Ma quale società stiamo difendendo?

Una società che trova miliardi per i cannoni, ma non i milioni per i medici, che decanta la propria “meraviglia” virtuale mentre taglia il futuro reale dei suoi pensionati e dei suoi giovani, è una società che sta già perdendo la sua battaglia più importante, senza che se ne renda conto.

Stiamo pagando il prezzo di un’assenza di visione strategica con una moneta fatta di debito e distrazione.

E il conto, purtroppo, non potrà essere saldato con un semplice click su un social media.

Adesso, più che mai, servirebbe una “direzione contraria” per rimettere al centro l’uomo, il cittadino, e i suoi diritti, così come servono politici che vogliano salvare gli ucraini e non solo i dividendi delle fabbriche di armi.

Serve una direzione adulta, matura e onesta, da grandi statisti, una visione che non abbia bisogno di filtri fotografici e retorica per essere accettata.

Dott. Pasquale Di Matteo

Giornalista freelance, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo, Analista di Geopolitica | Critico d'arte internazionale | Vicedirettore di Tamago-Zine

Professionista multidisciplinare con background in critica d’arte, e comunicazione interculturale, geopolitica e relazioni internazionali, organizzazione e gestione di team multiculturali. Giornalista freelance, scrittore, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

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