di Pasquale Di Matteo
Putin è morente o un despota invincibile? La Russia è al collasso o minaccia l’Europa? I giornalisti italiani non l’hanno ancora deciso. E qualcuno dà loro ancora credito.
Analisi tagliente delle contraddizioni narrative dei media mainstream, tra droni fantasma, carenza di benzina e la comoda stanchezza del Cremlino. Perché la prima vittima della guerra non è la verità, ma il nostro intelletto.
LA SALUTE DI PUTIN E LA “VITTORIA IMMINENTE”: QUANDO LA PROPAGANDA SUPERA LA REALTA’
Vladimir Putin è stanco. Affaticato. Ha le occhiaie. Cammina in modo rigido.
Questa, almeno, è la verità rivelata che il Corriere della Sera, citando le osservazioni cliniche a distanza di Massimo D’Alema, ci ha consegnato come un nuovo Vangelo. Un’analisi geopolitica che si basa sull’aspetto fisico di un uomo di 71 anni. Geniale.
D’altronde, i settantenni italiani sono tutti arzilli, fanno jogging, vanno in discoteca fino a tarda ora, sfrecciano sui marciapiedi, superando persino le biciclette e hanno un’energia che i ventenni si sognano. Non tremano, non sono mai affaticati e sono tutti mandrilli da film in spiaggia in stile anni Ottanta.
È il ritornello più patetico, e al contempo più efficace, della narrativa occidentale: il dittatore è malato, quindi il suo regime è sull’orlo del precipizio. La vittoria ucraina è dietro l’angolo. Un angolo che, curiosamente, si sposta da tre anni e mezzo.
È un copione collaudato. Prima muore Stalin, poi Brežnev, e ora Putin. Tutti muoiono, prima o poi, perciò, prima o poi, potranno dire “visto che avevamo ragione”. Geniale, no?
Ogni tanto annunciano il suo tumore – anzi i suoi, visto che ne hanno diagnosticati ben quattro tipologie diverse – il Parkinson, l’affaticamento, la morte clinica.
Eppure, quando accennavamo agli evidenti elementi su Biden, ci davano dei complottisti. Per la serie, non si finisce mai di imparare…
Quella raccontata da certi giornalisti è la favola della “vittoria imminente” che serve a tenere in vita l’entusiasmo bellico di un pubblico occidentale sempre più stanco e preoccupato per il costo della vita.
Una narrazione da propaganda orwelliana che, tuttavia, non spiega mai cosa accadrebbe dopo la morte di Putin, che, prima o poi, avverrà di sicuro, come quella di tutti noi.
Dopo Putin ci sarà un altro presidente che farà gli interessi della Russia, perciò non cambierà nulla se la NATO non ammetterà i propri errori e se l’Europa continuerà la sua politica bellicista.
Difficile che torni un nuovo ubriacone pronto a sottostare a ogni imposizione NATO come Eltsin.
Ma i giornalisti italiani evitano di parlarne e preferiscono continuare con la narrazione della morte e della vittoria imminenti, che però stride con la Russia pronta a invadere l’Europa.
Una narrazione che fa il paio con un’altra, splendidamente contraddittoria, e che dimostra come i giornalisti italiani non riescano più a seguire un filo che abbia un briciolo di logica.
LA SCHIZOFRENIA DELLA MINACCIA: DAI DRONI FANTASMA ALLA BENZINA CHE NON C’E’
Da un lato, ci viene presentato un Putin decrepito, a capo di una Russia al collasso. Dall’altro, lo stesso Paese morente si trasforma nella minaccia esistenziale più sofisticata e pericolosa per la sicurezza europea.
Prendete la saga delle “navi fantasma” russe. Secondo questa geniale teoria, la Marina russa dispiegherebbe navi da guerra in acque internazionali, nascoste alla vista di tutti i satelliti e i servizi di intelligence di 30 paesi NATO, per lanciare sciami di droni che terrorizzano il Baltico. Neanche avessero una tecnologia aliena.
Provate ad aprire Google Maps. Guardate il Mar Baltico. È un’autostrada marittima, uno degli specchi d’acqua più trafficati e sorvegliati al mondo.
La fantomatica nave fantasma dovrebbe nascondersi per giorni, come un sottomarino di fantascienza, per poi lanciare droni che devono volare per centinaia di chilometri senza essere intercettati.
Una panzana di proporzioni cosmiche, come la definirebbe un qualsiasi ragazzino con un minimo di neuroni funzionanti. Eppure, i nostri media seri la riportano con la gravità di un bollettino di guerra.
La dissonanza cognitiva raggiunge il suo apice quando a questa superpotenza tecnologica si affianca la narrativa del collasso economico.
Notizie di code ai distributori di benzina in Russia, dovute a complesse riforme fiscali e alla riconversione delle raffinerie, vengono spacciate come la prova definitiva che le sanzioni stanno strangolando l’orso russo.
Quindi, riassumiamo: la Russia è così tecnologicamente avanzata da poter sfidare l’intera NATO con droni invisibili, ma è così allo sfascio che non ha la benzina per i suoi camion. Ma chi scrive questa sciocchezze è riuscito a laurearsi?!
IL PARADOSSO FINALE: LA RUSSIA É COSÍ DEBOLE DA NON AVERE CARBURANTE, MA COSÍ FORTE DA MINACCIARE L’EUROPA
Come si conciliano queste due verità?
Non si conciliano. È questo il punto.
La propaganda non ha bisogno di coerenza, ha bisogno di generare due emozioni primarie: paura e speranza.
Paura della minaccia russa (navi fantasma, droni) per giustificare le spese militari record. Speranza della vittoria imminente (Putin malato, economia a pezzi) per far digerire all’opinione pubblica i costi umani ed economici di un conflitto senza fine, spacciato per uno dalla durata breve.
La battuta sarcastica è d’obbligo: il povero Putin, così affaticato e a corto di benzina, come ha fatto a raggiungere Pechino e a sembrare così in forma?
È in questo paradosso che si smaschera la farsa. Mentre i media ci parlano di un esercito russo in rotta e a corto di munizioni, i blog ucraini più seri, come DeepState, – non certo propaganda del Cremlino – mappano guadagni territoriali russi continui e metodici nel Donetsk.
I fatti sul terreno urlano una verità diversa dalla narrazione comoda dei salotti televisivi.
E le crepe iniziano a mostrarsi.
Lo scontro tra Zelensky e l’Ungheria per presunti droni-spia mostra la fragilità del fronte filo-ucraino.
Ma la perla più preziosa viene da Mark Rutte, segretario NATO, che ammette l’assurdità strategica ed economica di abbattere droni da 2.000 dollari con missili da un milione. Un’illuminazione tardiva, che arriva dopo aver svuotato gli arsenali occidentali in nome di una strategia insostenibile.
IL VERO NEMICO NON E’ MOSCA
Allora, qual è l’obiettivo di questo circo mediatico?
Semplice: normalizzare la guerra.
Giustificare il riarmo europeo, un business da centinaia di miliardi di euro che arricchisce le solite lobby. Soffocare nel sangue ogni dibattito critico, tacciando di “putinismo” qualsiasi voce fuori dal coro.
La stessa strategia collaudata con vaccini e green pass.
Il tragico paradosso è che i peggiori nemici del popolo ucraino non sono solo a Mosca. Sono anche a Kiev, a Washington, a Bruxelles e nelle redazioni dei nostri giornali più blasonati.
Sono quelli che, per perseguire un’agenda di potenza, alimentano un conflitto insensato con narrazioni fantasiose, sacrificando migliaia di vite ucraine – per ora solo ucraine – sull’altare degli interessi geopolitici.
Hanno trasformato la guerra in uno spettacolo, la verità in un optional e i cittadini europei in perfetti idioti da intrattenere con la favola della “vittoria imminente” e delle navi fantasma, ma anche con quella dell’invasione russa e dell’esercito di Mosca pronto a marciare fino a Lisbona.
Ogni volta che leggete una notizia di droni, aerei, minacce russe con navi da guerra che sfuggono persino ai satelliti NATO e, al tempo stesso, di morte imminente di Putin, di esercito russo allo sbando, di auto senza carburante ed economia di Mosca al tappeto, chiedetevi se non vi stiano prendendo per il culo.
Ho scritto culo? Sì, l’ho scritto. Magari servirà a svegliarvi dal lavaggio del cervello della propaganda di casa nostra.

Dott. Pasquale Di Matteo
Giornalista freelance, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.




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