IL CREPUSCOLO DI BRUXELLES. IL VERTICE IN ALASKA TRA TRUMP E PUTIN HA RIVELATO LA FINE DELL’EGEMONIA EUROPEA

L’incontro tra i leader delle prime due superpotenze atomiche ha sancito l’alba di un nuovo ordine mondiale multipolare, in cui all’Europa resta solo il ruolo di spettatrice.

LO SCHIAFFO DI ANCHORAGE IN UN ABBRACCIO CHE VALE PIÙ DI MILLE SANZIONI

Della stretta di mano che sembrava non finire mai e che ha mostrato la supremazia di Putin abbiamo già parlato in questo articolo: QUI.

Ma, al di là della stretta di mano e della prossemica, Donald Trump e Vladimir Putin non avevano l’aria di due leader alla guida di nazioni che per tre anni si sono scambiate minacce nucleari e sanzioni economiche.

Sembravano vecchi soci in affari che si ritrovano dopo una lite.

I sorrisi, prima e dopo il faccia a faccia, e i volti distesi di entrambi, sono stati un telegramma inviato all’Europa in cui c’era scritto: “Avete perso il treno. Adesso, la locomotiva la guidiamo noi.”

Il vertice ha certificato l’isolamento strategico dell’Europa e l’avvio di una nuova era della diplomazia diretta tra superpotenze. Washington, Mosca, Pechino. Il mondo lo riscrivono in tre, come un consiglio di amministrazione.

Lo scrivono le superpotenze. Come è sempre accaduto nella storia.

I leader di Bruxelles sono rimasti fuori dalla porta, con il naso premuto contro il vetro, come guardoni a cui non resta altro se non spiare chi comanda.

L’EUROPA HA SCOMMESSO SUL CAVALLO SBAGLIATO

In Europa c’era chi scommetteva su Kamala Harris e chi su Donald Trump, ma nessuno si aspettava che l’America tornasse a dialogare in maniera così amichevole con la Russia, con qualunque presidente.

Pensavano che la via tracciata dalle politiche belliciste di Biden fosse sacra.

E quando a diventare presidente è stato il miliardario che per anni ha definito la NATO “obsoleta”, da Macron a Meloni erano tutti convinti che “America First” significasse automaticamente “Europa Second”, compresa l’Ucraina.

Beh, è stato un errore fatale, perché la Dottrina Trump è semplice, cinica e persegue solo gli interessi degli americani, perciò, per Washington, l’Ucraina non è un principio sacro, ma un costo non più sostenibile. Un “intralcio” ad altri affari.

La vera missione di Trump è evitare una guerra con la Russia, ripristinare la stabilità, riaprire i rubinetti commerciali, tutto per avviare trattative importanti con la Cina, l’Iran e altri paesi che sono alleati di Mosca.

Mentre i leader europei declamavano “valori” e “democrazia”, Trump pensava alle trattative sul gas e ai contratti sulle armi.

LA REAZIONE DI BRUXELLES? PANICO MISTO A SENTIMENTI DI TRADIMENTO. 

Nei corridoi dei palazzi UE si urla al “tradimento”.

Ma è solo l’ennesima prova della cecità dei leader europei, i quali, incapaci di leggere la geopolitica con realismo, si sono rifugiati in un moralismo da predicatori, ignorando che la storia si scrive con i rapporti di forza, non con i sermoni.

L’ACCORDO SUL TAVOLO È LA REALPOLITIK DELLA CAPITOLAZIONE

Putin non ha portato fiori in Alaska, ma le sue condizioni, immutate dal 2022. Anzi, diventate più drammatiche per l’Ucraina.

  1. Ritiro totale delle truppe ucraine dal Donbass.
  2. Riconoscimento ufficiale delle annessioni russe (Crimea, Donbass, Kherson).
  3. Ucraina neutrale per sempre e mai nella NATO.

IL “PIANO TRUMP” (SECONDO IL NYT) È UNA CAPITOLAZIONE IMBRATTATA DI PRAGMATISMO 

Cedere alla Russia anche i territori non ancora conquistati, in cambio della fine della guerra è una soluzione che farebbe inorridire i burocrati di Bruxelles, ma che segue la logica ferrea per cui, in guerra, si negozia quando entrambi guadagnano qualcosa. 

Solo che l’Europa guadagna zero. Anzi, perde tutto. Ma l’Europa non ha più voce in capitolo.

Il colpo di genio sarebbe la “garanzia di sicurezza stile Articolo 5” per Kiev, con un paracadute USA, ma fuori dalla NATO e col nullaosta di Putin.

Un capolavoro di cinismo diplomatico che esclude l’Alleanza Atlantica e riduce l’Europa a un fantasma in cerca di un tavolo a cui sedersi.

Anche se sembra davvero difficile che Putin possa accettare una situazione del genere. Perciò, sembrano più sparate giornalistiche in stile pale e microchip.

La risposta UE è un manuale di patetica impotenza, un inno ai “principi incrollabili” (diritto, sovranità, integrità territoriale) che nessuno ha mai preso in considerazione né leggerà mai. (Vedi, tra gli altri, Cuba ’62, Kosovo ’99, Iran ’25).

La richiesta disperata di un “formato trilaterale” (UE-USA-Russia) + Zelensky è un modo per dire: “Ci siamo anche noi, per favore! Altrimenti, come spieghiamo agli europei la nostra irrilevanza dopo aver detto loro che Putin non avrebbe visto il panettone nel 2022 e la Russia era sconfitta dalle sanzioni dirompenti?”

LA “COALIZIONE DEI VOLENTEROSI”

Il vertice dei Paesi nordici e baltici è l’equivalente geopolitico di un ultimo rantolo e dimostra solo la frammentazione dell’Europa, diventata ormai un pugno di stati che cerca di tenere alta la bandiera della resistenza, mentre gli altri già trattano coi vincitori.

E Putin, con un ghigno, aggiunge la beffa: “Speriamo che Kiev e le capitali europee non ostacolino il processo”. Come a dire: “Io e Donald abbiamo fatto di tutto. Se saremo costretti a conquistare tutta l’Ucraina per far capire chi ha vinto, sarà l’Europa a volerlo.”

In pratica, i leader europei si sono trasformati da interlocutori a guastatori della pace.

LA NASCITA DEL NUOVO MONDO IN CUI L’EUROPA DIVENTA OGGETTO

Anchorage ha dimostrato che le questioni globali si decidono nel triangolo Washington-Mosca-Pechino. 

Il Vecchio Continente non è più attore protagonista e rischia di non riuscire neppure più a fare da comparsa.

I suoi media tentano goffamente di negare l’evidenza: i quotidiani titolano “Trump non ottiene il cessate il fuoco“, come se il tycoon fosse uno studente rimandato a settembre e fossimo ancora in campagna elettorale pro Kamala.

Patetico e lontano anni luce da ciò che dovrebbe essere informazione, soprattutto dopo aver perso credibilità e lettori per le tante fake news spacciate per notizie vere (pale, muli, microchip, sanzioni dirompenti, controffensive che avrebbero cambiato l’esito della guerra, economia russa al tappeto; poi contro-narrazione: Russia potentissima e con esercito di Rambo, pronta a conquistare l’Europa intera.)

La verità è che Trump ha ottenuto ben di più di un semplice accordo.

  • Un canale diretto con Putin.
  • L’esclusione dell’Europa dal tavolo delle decisioni.
  • L’avvio di una riorganizzazione globale senza il permesso di Bruxelles e senza che gli USA diventassero marginali.

IL PARADOSSO FINALE È DA MANUALE DI MACCHIAVELLI 

La guerra, nata perché la Russia voleva fermare l’espansione NATO a Est, finirebbe con un accordo che ridefinisce le sfere d’influenza, scavalcando proprio la NATO. 

E chi esce come grande sconfitto, oltre all’Ucraina, naturalmente, è l’Europa, che paga un conto salatissimo: instabilità ai confini, dipendenza energetica eterna, declino accelerato, costi dell’energia alle stelle, spese militari insostenibili.

IL BIVIO (SENZA BUSSOLE)

La débâcle ucraina non è avvenuta per caso, ma per la criminale mancanza di visione dei leader europei, che ha provocato un disastro economico, centinaia di migliaia di giovani ucraini uccisi e altrettanti resi invalidi dopo il rifiuto delle trattative di pace del 2022.

Tutto per cercare la famosa “pace giusta” che, non solo non è arrivata, ma ha generato una situazione nettamente peggiore per Kiev. 

Bruxelles ha scommesso sulla sconfitta russa grazie alle sanzioni e alle armi sofisticate degli americani, convinta che Mosca fosse davvero quella raccontata nella propaganda di Hollywood.

Non era così. E i missili ipersonici sono solo la ciliegina su una torta amara. Amarissima.

L’EUROPA ORA HA TRE VIE

  1. Accettare il ruolo di partner minore nel mondo multipolare, di gregario rumoroso, ma ininfluente.
  2. Costruire una sovranità strategica vera, con una difesa comune, una politica estera unitaria, rinunciando alle beghe nazionali. Ma ciò significherebbe condannare all’irrilevanza industriale tutte quelle regioni con PMI e non con campioni. Per l’Italia, sarebbe la fine.
  3. Sciogliersi e tornare alla CEE, dove ogni paese è libero di avere proprie politiche economiche ed estere. Ciò sarebbe un vantaggio per le industrie con monete svalutabili e uno svantaggio per la Germania. Inoltre, in un mondo multipolare, con blocchi come i BRICS, sempre più numerosi, una frammentazione eccessiva potrebbe essere un boomerang, se non ben orchestrata.

La prima opzione è comoda, ma è una lenta agonia. La seconda richiede coraggio e statisti, per studiare situazioni che non avvantaggino Germania e paesi nordici e condannino le regioni meridionali, come l’Italia.

Ma se non mancano guerrafondai, di statisti, oggi, l’Europa è vuota.

La terza presuppone gli stessi elementi della seconda, ma anche che certe lobby non si mettano di traverso.

L’accordo Trump-Putin non è la fine della storia, ma l’inizio di un capitolo in cui l’Europa non è nemmeno in copertina. Mentre Bruxelles stila dichiarazioni e organizza vertici-fantasma, “gli altri paesi del mondo stanno facendo la storia”. Senza chiedere permessi.

Oggi ci sarà l’incontro con Trump di Zelensky e di alcuni leader europei. Staremo a vedere se ci saranno gli stessi sorrisi e gli stessi volti distesi dell’incontro con Putin.

Ma il crepuscolo sembra già calato su Bruxelles e la notte potrebbe essere lunghissima.

A meno di un miracolo. O di una rivoluzione.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo, Analista di Geopolitica | Critico d'arte internazionale | Vicedirettore di Tamago-Zine

Professionista multidisciplinare con background in critica d’arte, e comunicazione interculturale, geopolitica e relazioni internazionali, organizzazione e gestione di team multiculturali. Giornalista freelance, scrittore, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

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