I DEBITI DEL MONDO DELLA MODA SONO STANDARD?
L’ultima sfilata della stilista Maria Grazia Chiuri che ha guidato con le sue collezioni per 9 anni Dior, ispirata dall’artista Pietro Ruffo, a mio giudizio segna anche un cambio deciso di rotta.
Oltre 10 miliardi di indebitamento presente nei bilanci di qualche maison, unitamente a cali significativi nelle vendite, non sono pochi da colmare.
Per nessuno. E quindi bisogna, forse, provare intanto con la vendita dei gioielli di famiglia.
La prima cura per il tentativo di risanamento del bilancio, è quella di ridurre i costi, e in primis, di andare a vendere immobili prestigiosi di proprietà.
Magari acquistati l’anno precedente come quello nella Quinta Strada a New York appartenenti all’ impero Gucci.
I grandi immobili che hanno fatto la storia di alcune maison sono sempre stati presentati come simbolo di “imperialità” imprenditoriale.
Un simbolo di ricchezza in un mercato oggettivamente così effimero e complesso come quello della moda.
Gli immobili saranno le prime vittime. Cosa che è capitata, – la notizia è proprio di questi giorni – ad esempio a Gucci.
LA FUNZIONE DELLO STILISTA NEL MERCATO DI OGGI
Ma, come avevamo anticipato in una nostra nota di pochissimi mesi fa, la funzione dello stilista così come è stata interpretata negli ultimi decenni, è cambiata.
Stilisti da propulsori di nuove collezioni e tendenze, e quindi di fatturati certi, a inseguitori di nuovi ricchi clienti.
Sì perché l’haute couture che avrebbe incontrato il gusto di pochi facoltosi eletti sembra essere definitivamente tramontata.
Ora bisogna fare i conti con le nuove generazioni, con nuovi comportamenti in termini di gusto, di stile e di responsabilità ambientale.
MEGLIO L’AI O QUELLA DEGLI UMANI?
Meglio se accompagnati da una sana dose di intelligenza. E non certo quella artificiale.
Quella la lasciamo a chi ne sente la necessità. A meno che non imponiamo un modello universale valido per tutti: quello della AI.
Come ad esempio era nella Cina di Mao dove tutti dovevano avere la stessa scodella, un vestito di un solo colore e nient’altro di diverso.
Era come avere una intelligenza artificiale ante litteram generata dal capo supremo. Ma da allora anche in Cina è cambiato molto.
LA CINA È ANCORA VICINA?
Forse la Cina di oggi sta pensando proprio ad un modello più conservativo e maturo e meno aperto a stranezze stilistiche all’occidentale fine a sé stesse.
Perché, se è ormai acclarata e anche acclamata una nuova tendenza nel mondo dello stile e della moda, poi bisogna capire quanti capi se ne possono vendere.
Cioè quale sarà il target. Sarà banale e scontato, ma vale anche per le grandi case di Moda.
Se la collezione sarà solo bella, ma non si vende e appaga solo gli occhi dei critici di quel mondo dorato, sarà un disastro. Economico.
Se parla solo a se stesso piuttosto che a un mercato che non risponde più a quei dettami, quei modelli ce li ritroveremo fra molti anni in un museo celebrativo.
UN MODELLO SANO O FANTASIE ESTETICHE
Il che dimostra la nostra capacità di generare situazioni improponibili o impraticabili.
Sembra si stia diffondendo una necessaria vicinanza fra arte, moda, mercato, marketing e valori espressi dal brand.
Ma va riletto in un altro modo, perché tutto è stato stravolto, credo, proprio dopo la pandemia.
RITMI MILIARDARI FORTEMENTE VARIABILI
Ma alla borsa poco importa di tutto questo. Gli analisti vogliono risultati e bilanci che mantengano fede alle previsioni.
Il giro d’affari dell’alta moda è molto importante. Con un ricambio di proposte che dura circa tre mesi dov’è chiaro che vi possano essere anche degli errori di valutazione.
Errori che poi portano importanti cali di vendite e che possono spostare l’asse dei bilanci.
I COSTUMI CAMBIANO
Ma più in generale, al di là di tutto questo bailamme, va messo in conto un cambiamento di stili di vita.
Queste variazioni inevitabilmente si traducono in scelte estetiche che comportano una inevitabile modificazione dei mercati.
Oltretutto, i grandi paesi dell’Asia, Cina in testa, hanno fortemente ridotto gli acquisti.
TRUMP E I DAZI
I dazi imposti da Trump c’entrano poco o nulla. Tutto va rivisto alla luce di un cambiamento globale.
Disastri epocali, guerre, carestie e turbolenze geopolitiche.
È il mondo che cambia, baby. Sei pronto per il domani?